Abbey Road: il canto del cigno dei Beatles

Il 26 settembre del 1969 usciva Abbey Road, l’ultimo album registrato dei Beatles.

Sono trascorsi ormai cinquant’anni e oggi possiamo affermare che con quel disco chiudeva per sempre l’esperienza musicale e la storia della band di Liverpool.
Let It Be, uscito a sua volta nel 1970, in realtà era stato registrato prima di Abbey Road e successivamente messo da parte. Già dal 1968 erano iniziati i primi dissapori tra i componenti della band e si capiva benissimo che ognuno era alla ricerca di destini musicali diversi.

John Lennon, legato a Yoko Ono, era l’artista impegnato che conosciamo; il brano di apertura dell’album, Come Together, porta proprio la sua firma e venne scritto per la campagna elettorale, poi fallita, di Timothy Leary per la carica di governatore della California.

George Harrison dispiega finalmente il suo carisma di grande autore, con Here Come The Sun, inno alla speranza e all’ottimismo; le sue esperienze mistiche, culminate in un viaggio in India, lo avevano portato alla ricerca di musicalità e ispirazioni più intimistiche.

Paul Mc Cartney e Ringo Starr rimanevano legati a un genere più pop, accusati dagli altri due componenti del quartetto di fare una musica un po’ banale. Peraltro Lennon e Harrison ormai non si sopportavano reciprocamente.

Era giunto il momento di porre la parola “fine”; ma i quattro volevano un’uscita dalle scene degna della fama conquistata in una carriera decennale che li aveva visti come fenomeno musicale e artistico a tutto tondo. A giugno del 1969 Paul Mc Cartney chiama il produttore George Martin e gli comunica che i Beatles sono pronti per entrare in studio e registrare un nuovo album. E gli studios non possono essere altro se non quelli di Abbey Road; e qui avviene proprio il miracolo, forse per la magia ispiratrice che i quattro respirano tra quelle mura.

Come ebbe a dichiarare George Martin : “Sapevamo che questa era la fine. Era come se ci fosse un tacito accordo: facciamolo nel miglior modo possibile”.
E’ Come Together il pezzo di apertura dell’album, canzone ambigua, dai doppi sensi, con riferimenti alle droghe (lo shot iniziale in realtà è shot me, ovvero “fammi una pera”) e alla Coca Cola, tant’è che la BBC ne bandì la trasmissione per violazione del codice di pubblicità in tv. Di Lennon abbiamo anche I Want You (She’s So Heavy) , per alcuni critici il primo pezzo heavy metal della storia. Terzo brano di Lennon, un capolavoro: Because, ispirato agli accordi iniziali del Chiaro di Luna di Beethoven, che Yoko Ono un giorno stava suonando al pianoforte.

Un’immagine tratta dal video musicale di Come Together, pubblicato nel 2018

Di Paul Mc Carney abbiamo Oh, Darling! E Maxwell’s Silver Hammer, la prima un po’ banale mentre la seconda decisamente cupa.

La grande sorpresa dell’album è però George Harrison che dispiega qui le sue doti di autore con Here Comes The Sun , splendido messaggio di speranza in un mondo migliore, e Something, proposta inizialmente a Joe Cocker e che diverrà successivamente la canzone dei Beatles con più cover.

Il lato B dell’album vede l’accoppiata Lennon-Mc Cartney alle prese con un medley, una sorta di gioco compositivo fatto di rimandi, fraseggi, accenni; brani come You Never Give Me Your Money, Sun King, Mean Mr. Mustard,Polythene Pam, She Came In Through the Bathroom Window, Golden Slumers, Carry That Weight ci riportano a John e Paul dei primi tempi ma con una maturità artistica e una maggiore consapevolezza compositiva.

E poi arriva The End, a chiusura del medley e della storia dei Beatles : “And in the end the love you take is equal to the love you make”, (e alla fine, l’amore che prendi è uguale all’amore che dai).

Questo il disco e la sua storia. Ma non si può concludere questa chiacchierata su Abbey Road senza parlare della copertina dell’album, su cui è nata la leggenda della morte di Paul Mc Cartney, sostituito secondo i sostenitori di questa ipotesi da un sosia.
I quattro lasciano gli studi e attraversano la strada in fila indiana sulle strisce pedonali più famose della storia della musica.

John è a capofila, vestito di bianco con le mani in tasca e leggermente ingobbito, come chiuso in se stesso, quasi un gran sacerdote che deve officiare un rito; segue Ringo, vestito di nero come un impresario di pompe funebri, poi Paul elegantemente vestito di blu ma scalzo, come lo erano i defunti pronti per la sepoltura in Inghilterra; chiude la fila George, vestito tutto in jeans (il becchino?).
Sullo sfondo un Maggiolino parcheggiato, con la targa LMW281F, in cu i 28 indica l’età di Paul , LMF “Linda Mc Cartney Weeps” (Linda Mc Cartney piange). Dal lato opposto si vede una macchina nera che ricorda un’auto morturaria.

Al di là della leggenda nera, se di funerale o di addio si può parlare, è quello alla band, i cui componenti decidono di separare i loro destini, pur lasciando un segno profondo nella storia della musica.

-Rosanna Marinelli