Aqualung: un viaggio nella Londra povera degli anni 70

Londra è una città che tutti più o meno conoscono.Chi non l’ha mai visitata? Chi non vi è passato almeno una volta per proseguire in altre parti dell’Inghilterra? Chi non vi ha mai trascorso un week end o una vacanza studio? Tutti insomma si sentono un po’ a casa in questa enorme metropoli.

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Contrariamente a quello che si può pensare non è sempre stato così e l’Inghilterra è uscita dal suo splendido isolamento che durava da più di quattrocento anni solo negli anni ’70. Un paese così vicino geograficamente e cosi lontano per tutto il resto.

L’incauto turista o studente che vi arrivava allora si trovava in un paese dal clima infelice, con gente poco socievole, un pessimo cibo, tante strane abitudini tra cui la famigerata guida a sinistra e tanta miseria. Prima dell’entrata nell’unione europea la Gran Bretagna era un paese cronicamente povero e con poche risorse, tanto che non riusciva a risollevarsi economicamente dalla perdita delle colonie che l’avevano mantenuta per tanti secoli. C’era una povertà dignitosa tipica di chi è abituato a fare sacrifici mangiando poco, vestendosi male, abitando al freddo e bevendo tanto thè, che costava poco ma scaldava e un po’ saziava.

È in questa Inghilterra che era nato Ian Anderson che pur essendo di origine scozzese era cresciuto in una delle zone più povere del Nord. Ian conosceva la miseria: fino ai vent’anni aveva lavorato come addetto alle pulizie in un cinema, ed era conscio della sua fortuna nata da un flauto, comprato per caso, che gli aveva permesso di vivere con un tenore di vita al di sopra della media.

La canzone Aqualung, che dà il titolo al quarto album dei Jethro Tull è ispirata a tutto questo.
Jennie, la moglie di Anderson, era tornata a casa con una serie di foto di barboni e homeless scattate a Londra, e Ian ne era rimasto così turbato da scrivere una canzone.
Guardando una foto di un anziano barbone seduto su una panchina, si era talmente immedesimato in lui da pensare che, se la sorte non gli avesse arriso, anche lui avrebeb potuto finire i suoi giorni come quell’uomo. In Inghilterra e soprattutto a Londra era così: da un giorno all’altro si poteva perdere il lavoro e finire su una strada.
Anderson chiama il suo homeless immaginario Aqualung dopo aver visto un documentario in tv sui sub, e immagina che abbia problemi di respirazione e per questo emetta versi simili a quelli che si fanno con il respiratore subacqueo. È possibile che già allora Ian avesse problemi simili e temesse futuri danni bronchiali come effettivamente si è verificato in seguito.
Aqualung, seduto su una panchina al parco sembra guardare con occhi malevoli le bambine che giocano lì intorno, ma ad ascolto più attento si scopre che sono le bambine che lo guardano male per il suo aspetto trasandato, gli abiti sporchi e il respiro faticoso. Ad una prima impressione Aqualung ci appare ripugnante… in seguito Anderson lo chiama “amico mio” perchè immagina che se fosse al suo posto vorrebbe che qualcuno gli tendesse una mano: ecco che improvvisamente Aqualung ci diventa simpatico e comprendiamo la sua solitudine e la miseria della sua vita sfortunata.
L’uomo cerca di scaldarsi al sole invernale, gli fanno male le gambe e cerca di andare nell’unico rifugio in cui sa di essere accettato: il Salvation Army.
Il Salvation Army era, ed è tuttora, un punto di riferimento presente in tutte le città inglesi. Si tratta di un ente filantropico creato nell’ottocento, in piena età vittoriana,  proprio per aiutare gli indigenti e dare loro un tetto, e ha sempre una tearoom dove scaldarsi.

Per questioni di trademark Ian non può usare il nome completo e lo divide in due parti con una certa dose di umorismo. Non sappiamo se Aqualung ce la fa ad arrivare all’ Army dietro l’angolo, ma se ci riesce lo aspettano una tazza di thè e una fetta di torta, che ironicamente Ian chiama salvation a la mode. Per tanti anni l’unica torta presente nei locali più poveri era la torta di mele, che spesso veniva servita calda con sopra una pallina di gelato, e che era chiamata appunto alla mode.

Da allora la gran Bretagna ne ha fatta di strada: la gente vive bene e c’è lavoro per tutti. Il Salvation Army ha smesso di accogliere barboni ma ha sempre una tearoom dove servono un ottimo thè e una fetta di torta, e la sua azione filantropica si è trasformata e ora organizza corsi di ginnastica, yoga e attività artistiche.
Di homeless ormai ce ne sono pochi, ma se ci si prova qualcuno simile ad Aqualung lo si trova ancora là, seduto su una panchina mentre cerca di scaldarsi ai deboli raggi del sole invernale.
 

-Anna Costanzo