Atom Heart Mother: i Pink Floyd alla ricerca di nuove strade musicali

Ci sono album, nella storia del rock, che pur di riconosciuto valore, vengono rigettate dalle band che li hanno composti.

E’ il caso di Atom Heart Mother dei Pink Floyd, quinto album della band, di cui ricorre proprio in questi giorni (2 ottobre 1970) il cinquantesimo anniversario della pubblicazione.

David Gilmur lo definì un tentativo di “raschiare il fondo del barile… con della merda psichedelica”, per Roger Waters non era altro che “materiale di scarto”. Eppure, è proprio con questo album, destinato a segnare un punto di svolta nella loro carriera, che i Pink Floyd scalano le vette delle classifiche in Gran Bretagna.

A ispirare il titolo fu un articolo di cronaca dell’Evening Standard che parlava di una donna incinta a cui era stato impiantato un pacemaker atomico; l’idea era dunque quella di lavorare su un nuovo filone musicale basato su un mix di sperimentazione e tradizione, una commistione di musica sinfonica e rock.

Tra marzo e aprile la band studiò e mise a punto cinque pezzi, due strumentali e tre più brevi, ma il gruppo non era soddisfatto del lavoro compiuto. Venne allora chiamato il produttore Ron Geesin, che aveva già lavorato con Waters e Mason, e John Aldiss, direttore del coro classico, che aiutò la band a dare forma definitiva dal punto di vista musicale.

Il lato A del vinile è interamente occupato da Atom Heart Mother, la suite che dà il nome
all’album: musica classica e rock progressive si incontrano, la chitarra classica e la batteria, strumenti apparentemente distanti, dialogano tra loro e con la tromba. Stanley Kubrick avrebbe voluto inserire il brano in Arancia Meccanica ma, a causa di una furibonda lite con Roger Waters il progetto tramontò. Sul lato B quattro brani e uno strumentale, Alan’s Psichedelic Breakfast, a conclusione dell’album.

Album complesso Atom Heart Mother, che rappresenta più che altro uno studio, una ricerca di nuove soluzioni sonore, di destrutturazione della canzone vista come forma musicale. Tutto questo si dispiega per tutto il lato A nella lunga suite, divisa in sei parti.
Il lato B si apre con una dolcissima If: arpeggio di chitarra e la voce soffusa di Waters e
un’atmosfera unica; a seguire Summer ’68, contributo di Richard Wright, un vero e proprio inno alla gioia di vivere un’estate fatta di ricordi e di passioni, canzone forse un po’ ridondante in alcuni passaggi. Fat Old Sun, con voce e chitarra di David Gilmour, proprio per il suo incedere melodico sarà scelta dal gruppo per le esibizioni live.
Alan’s Psychedelic Breakfast è la lunga suite, divisa in tre momenti musicali, con cui si chiude l’album. L’intento è quello di descrivere la giornata di un uomo comune, un roadie già immortalato nella retrocopertina di Ummagumma, dalla colazione fino a sera.

L’esperimento di creare una commistione tra passaggi musicali, eseguiti prima con l’organo e poi con le chitarre, e il parlato e suoni e rumori della vita quotidiana (il rumore delle uova che friggono) costituisce un esperimento insolito e forse non del tutto riuscito.

Ma quest’album doveva essere per i Pink Floyd un esperimento talmente innovativo e di rottura che anche la cover esigeva una sua particolarità, e del resto la band anche in seguito sarà molto attenta a cercare effetti grafici e scenografici che accompagnassero e fossero tutt’uno con le composizioni musicali: la copertina rappresenta Lulubelle III, una frisona di un allevamento nelle campagne vicino Londra. La copertina non riporta né il nome della band né il titolo dell’album e non esiste alcun collegamento tra le immagini (all’interno viene raffigurata un’immagine in bianco e nero della brughiera con animali al pascolo, e sul retro tre mucche ravvicinate). Nick Mason provò a dare una sua interpretazione (non ripresa né condivisa dagli altri componenti la band) vedendo nella
mucca la rappresentazione della Madre Terra, e quindi un riferimento alla “madre dal cuore atomico”.

Delle canzoni di Atom Heart Mother, che nell’intento della band dovevano rappresentare materiale per rinnovare le scalette live, solo la suite omonima e Fat Old Sun, pur con le difficoltà legate a doverle riproporre dal vivo con coro e orchestra, vennero per qualche tempo eseguite nei concerti, il primo eseguito il 27 giugno 1070 al festival di Bath, ma ben presto abbandonate tant’è che nel Live in Pompei vennero preferiti brani, seppure di tempi lunghi, come Echoes e One On These Days (dal successivo Meddle del 1971).

Il successo dell’album, ripetiamo, fu strepitoso; per la band però tutto questo rappresentò solo un momento di transizione e di ricerca di nuove strade compositive. Tre anni dopo, nel 1973, con The Dark Side Of The Moon, lo sperimentalismo viene superato, anzi si fonde in modo più maturo e organico con una musicalità raffinata che darà vita alla grande stagione dei Pink Floyd.

Tracce:
(Strumentale) – 23:38 ( David Gilmour , Richard Wright , Ron Geesin , Roger Waters , Nick Mason )
a) Father’s Shout
b) Breast Milky
c) Mother Fo Atom Heart Mother
d) Funky Dung
e) Mind Your Throats Please
f) Remergence
2.If (Voce di Roger Waters) – 4:25 (Roger Waters)
3.Summer '68 (Voce di Richard Wright) – 5:29 (Richard Wright)
4.Fat Old Sun (Voce di David Gilmour) – 5:19 (David Gilmour)
5.Alan’s Psychedelic Breakfast (Strumentale) – 12:55 (Richard Wright, David Gilmour, Nick
Mason, Roger Waters)
a) Rise and Shine
b) Sunny Side Up
c) Morning Glory

Voto: 8

 

-Rosanna Marinelli