C’è chi non cambia mai – il ritorno dei Kings of Convenience

La prima volta che ho sentito l’intro di Rocky Trail, il singolo di lancio del nuovo, inatteso, album dei Kings of Convenience è stato come tornare indietro di diciassette anni, fino alla pubblicazione del tormentone Misread: stessa linea melodica, stesso accarezzato fingerpicking e stesse voci sussurrate che entrano e si mescolano nella strofa.

In tutti questi anni molto è successo, ma non sembra cambiato nulla nel mondo del duo norvegese composto da Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe, che tornano con Peace or Love a più di una decade di distanza dal loro ultimo lavoro Declaration of Dependence, ed è forse proprio questo il bello dell’album.

I riferimenti sono quelli che ormai conosciamo da venti anni di carriera; il disco si apre con le atmosfere sognanti di Rumours, un malinconico pezzo dal sapore vagamente mediterraneo, con Comb my Hair siamo in pieno mood Simon & Garfunkel, e Angel è la più classica delle bossa nova in chiave pop che ha fatto la fortuna del gruppo. Volete una nuova I’d rather dance with you? C’è Fever, la sua versione assopita ma comunque dal vago sentore disco-danzereccio.

Perfino le collaborazioni sono le stesse: torna la morbida voce femminile di Leslie Feist in Love is a lonely thing e nella primaverile Catholic Country che aggiungono una virgola di complessità alla tracklist senza intaccare le atmosfere di quotidianità dell’album.
Oltre a queste appena citate, tocca a Killers portare suoni diversi, un pezzo più oscuro, fumoso, sorprendentemente sinistro a tratti, e alla disincantata e fredda Song about it, ma è solo una breve parentesi per tornare subito dopo al minimalismo corale di Ask for help e alla chiusura busker a di Washing Machine.

Dopo poco meno di quaranta minuti, un ultimo accordo di chitarra ci lascia con quella sensazione calda di un amico ritrovato, solo leggermente più maturo e meno sfacciato, d’altronde sono passati più di dieci anni.
Se cercate innovazione, nuove strade percorribili, un’evoluzione nello stile, non ascoltate Peace or Love, i Kings of Convenience sono sempre loro: dei ritagli di un dolce e assonato pomeriggio di piena estate, un’ amaca in giardino, le cicale che cantano. Che bello.

-Stefano Dallavalle