Coldplay – Everyday Life

Quattro anni fa i Coldplay ci stupivano con A head full of dreams

un album diverso dai precedenti, un cambio direzione che necessitava di un ascolto attento per comprendere la transizione della band verso un approccio più introspettivo.

I Coldplay stavano chiaramente dicendo che si stavano evolvendo verso una stesura dei brani più ricercata e più spirituale. La loro scelta di dare all’album toni pop/dance per molti ascoltatori fu uno shock, abituati da anni alle sonorità indie, ma poi tutto cambiò e la band fu in grado di regalare ai suoi fans un album pieno di colori e sfumature.

Era come guardare un caleidoscopio e scoprire che non esiste una forma uguale all’altra. Un messaggio forte e chiaro: noi ora siamo cosi! Per chi l’ha capito è stata una rivoluzione.

Everyday Life

Eccolo! Everyday Life è uscito il 22 novembre 2019, 4 anni di composizione per l’album più variopinto e introspettivo dei Coldplay. Già prenotato, acquisto il doppio vinile e mi soffermo sulla copertina: Everyday Life si presenta con un art work dallo stile mediorientale, quasi in bianco e nero, che ci spiega già l’intenzione della band: non si tratta di un album spensierato come A Head Full of Dreams, è decisamente più profondo. All’interno scopriamo la lista delle collaborazioni: artisti palestinesi come Bashar Murad e il gruppo virtuoso Le Trio Joubran… e anche qui ci viene suggerito un nuovo indizio. I Coldplay con queste collaborazioni strizzano l’occhio alla loro numerosa fan base araba, dimostrando l’attenzione e la riconoscenza della band verso i propri fans. Questo omaggio potrebbe essere proprio un modo per citare tutti quei paesi dove la musica internazionale non è ben vista e accettata, unendo “spiritualmente” tutte le religioni sotto un unico album. Scelta alquanto difficile. Eppure, forse, i Coldplay sono gli unici che possono raggiungere tale obiettivo grazie alla dolcezza e alla serenità dei loro testi e delle loro composizioni.

Sunrise

Già dal primo brano i Coldplay affermano il proprio legame alla bellezza e alla spiritualità incidendo una breve colonna sonora come overture al disco. Proseguiamo con “Church”, pezzo di stampo tipico della band con batteria incalzante, riff decisi esattamente come ci aspettavamo ma, verso la fine del brano, ecco un canto orientale che ci proietta nel nuovo mondo dei Coldplay.

Trouble in town

L’intera canzone parla di come vengono trattati i non bianchi nei paesi occidentali, che non sono al sicuro nemmeno nei loro paesi. Alla fine si sente l’audio di un poliziotto che brutalizza un non bianco. Il fatto accadde nel 2013 a Filadelfia, in Pennsylvania, quando un poliziotto (Philip Nace) fermò due pedoni non identificati, uno dei quali ha registrato l’incidente con il suo cellulare. Egli fermò l’uomo di colore perché apparentemente salutava uno spacciatore. Nella canzone, il gruppo sottolinea anche i problemi legati alla tradizione del velo islamico, diventato obbligatorio per tutte le donne nella maggior parte dei paesi islamici a seguito della rivoluzione islamica del 1979. Le donne sono tenute a indossare anche abiti larghi.

-Canzoni nuove.net 

Brano strumentalmente interessante con un crescendo centrale ricorda i riff di basso dei Police.

BrokEn, a mio avviso, è un uno dei brani più intriganti. Ci trasporta in un’America coloniale con canti quasi Gospel, una preghiera per sottolineare un’unione di diverse religioni sotto il tetto di Everyday Life. Il brano è dedicato a Brian Eno, ex produttore della band.

Daddy è una di quelle canzoni che non dimentichi, uno di quei brani che ti entrano nell’anima per restarci in eterno: tenerezza infinita, riff di pianoforte continuo ma essenziale e un testo capace di farti riflettere. Il primo video uscito dell’album è la canzone più intensa mai scritta negli anni dei Coldplay.

Proseguiamo con Wow / Potp una breve canzone acustica e voce, il tipico brano composto in viaggio tra una meta e un‘altra registrata (forse) con il telefono. Anche se di poco conto, dimostra quanto sia importante per Chris avvicinarsi ai suoi fan dichiarando: “essere artisti è anche questo”.

Arabesque: strumentalmente è un brano forte, una jam quasi improvvisata e psichedelica, che parla del legame profondo tra due persone, un legame quasi di sangue, e di come entrambe siano la faccia della stessa medaglia. Il brano si conclude con la frase: “L’arma del futuro è la musica”.

When I Need a Friend: un canto da cattedrale, profondo e religioso, che ricorda l’atmosfera natalizia americana. Un altro brano a dimostrazione che la band non si accontenta e si spinge fino ai confini della sperimentazione.

Proseguiamo con Guns, un brano acustico e voce di stampo quasi country, voce e riff deciso per una critica all’amore americano nei confronti delle pistole, continuando a professare il tema dell’album con un messaggio di pace, evidenziando il problema delle crescenti sparatorie di massa negli States.

Orphans invece è un brano tipicamente in stile Coldplay. Breve ma intenso, dedica un messaggio forte per tutti i bambini rimasti orfani in Siria.

Continuiamo in modo differente con Èkó una dolcissima poesia come inno all’Africa, un altro stato e un altro paese, un grande continente.

Sorvoliamo l’oceano e la band torna indietro nel tempo agli anni 50’ grazie a Cry Cry Cry, un brano con sonorità alla At Last di Etta James.

Ormai siamo quasi alla fine e il disco non ha minimamente deluso le mie aspettative.

Con Old Friends Chris entra nel personale e racconta la sua splendida amicizia con Tony: i due stavano sempre insieme ed un tempo il suo amico gli salvò anche la vita. Purtroppo non si frequentano più, anche se il cantante non nasconde che vorrebbe chiamarlo e rivederlo.

Il Brano  بنی آدم (Children of Adam) è ispirato alla omonima poesia persiana del poeta Saʿdi di Shirāz (1184 – 1291) dell’età islamica classica.

Le lyrics sono uno dei primi esempi di poesia che parlano di fratellanza universale dell’intera umanità.

La seconda strofa in inglese è un campionamento di The Sun di Alice Coltrane.

Il finale è affidato invece al campionamento della canzone gospel nigeriana Otuto Nke Chukwu: un pezzo contro ogni tipo di guerra.

Con Champion of the world l’atmosfera cambia e ritornano i vecchi Coldplay con una ballad piacevole e rilassante il cui testo ci comunica di non arrendersi mai e di rialzarsi sempre più forti e convinti di prima, in una vita piena di ostacoli, perché i sogni possono diventare realtà.

Siamo alla fine del disco. Everyday Life si mostra come un pezzo chiaramente da chiusura in cui ritornano i Coldplay in tutta la loro essenza e ci trasmettono il messaggio finale: “Siamo noi ma siamo cambiati. Non facciamo solo brani per il nostro diletto ma cerchiamo di esprimerci al meglio diffondendo un’idea di fratellanza mondiale sia spirituale che musicale”.

A mio parere, una rivoluzione ed una evoluzione.

Voto 9/10

 

-Khristian Scott