Cosmic Sin: il cosmico flop di Edward Drake con protagonista Willis

C’è un detto di Zapata, anarchico rivoluzionario messicano, che recita: “È meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”.

Ora, può suonare stonato affiancare un guerrigliero sudamericano degli inizi del ‘900 ad un film fantascientifico di circa un secolo più tardo, ma sostanzialmente quello che possiamo trarre da questa frase è: “Meglio ritirarsi nella gloria che partecipare a film di m—a”.

Perché non si fanno recensioni solo di capolavori, alle volte occorre sottolineare come non basti un grande nome (sul viale inesorabile del tramonto con evidenti sintomi di andropausa) per battere cassa al botteghino e risollevare le sorti di un prodotto più che mediocre, privo di senso, di elementi in grado di catturare l’attenzione dello spettatore e far sperare in un sequel.

Posso dire senza particolari remore di aver passato circa 90 minuti, in realtà meno perché spesso e volentieri mi son trovato in mano lo smartphone in pieno cazzeggio o mi son messo a zoomare sui vari fotogrammi per cogliere qualche dettaglio (per lo più ridicolo), in completa noia, nell’attesa di un colpo di scena in grado di condensare delle premesse roboanti, sorta di saga bellico-fantascientifico-esistenziale in salsa galattica (ma non solo) in qualcosa che purtroppo non arriva.
Cosmic Sin, questo il nome del “prodotto”, è attualmente il peggior film che abbia visto durante il periodo Covid, e inizio a pensare che sarà molto difficile superare tale primato.

Il regista Edward Drake bissa la collaborazione che l’aveva visto dirigere un inespressivo (più del solito) Bruce Willis in Breach (2020, altrettanto ignorabile), carbonizzando tuttavia la star di Die Hard in un ruolo dove Willis non apporta alcun beneficio. I panni del duro a tutti i costi sono ormai lisi, lo stereotipo è palese come le battute, l’atteggiamento distaccato da veterano avvezzo a mille battaglie che ad un certo punto dimostra di avere un cuore (più o meno), in un aggrottare di fronte e strabuzzare di occhi. Una performance monolitica come un palo del telefono abbandonato nel mezzo del deserto, e altrettanto utile, palesemente inserita nel film per dare importanza ad un cast di perfetti sconosciuti stereotipati al limite del ridicolo, in quello che è possibile ritenere a tutti gli effetti un B-movie (ma anche C, D, E..) con budget e pretese forse leggermente più sostanziosi.

Alti livelli di trash sanciti da scene “terrestri” con arredi scenici imbarazzanti, da ambientazioni “futuristiche” realizzate con tende da campeggio e neon colorati, o vecchi cementifici imbellettati, quelle luci azzurrognole e quel piglio vagamente poliziesco che fanno Blade Runner spiegato ai maiali e ricalcano la riuscitissima The Expanse centrando l’obiettivo di copiare pure male.

La cosa che fa abbastanza incazzare è che un paio di scene decenti le hanno piazzate, diverse panoramiche “galattiche” con sorta di pseudobattaglia spaziale (mollata lì non si sa perché) erano più che oneste, peccato si sia proditoriamente deciso di tagliare corto. Anzi, cortissimo. Forse costavano troppo. Eppure, uno con la memoria visiva come la mia ha riconosciuto qualche nota di Mass Effect, di Halo, di Stargate, di Armageddon in tutto questo… peccato che in questa insalata russa non ne esca una melodia ma un saggio di flauto di terza elementare.
E che a fronte di discorsi esoterico-etico-filosofici uno si sarebbe aspettato o il carico emozionale alla Armageddon (appunto) o Interstellar, magari con un tocco di Star Trek in cui la razza umana (che sembra la causa di tutti i mali) si riscatta, ma invece si assiste alla poverata (di finanze e logica) astrale di astro-soldati sparati nell’immensità dello spazio a velocità stratosferica mentre sullo sfondo “navi da combattimento bruciano al largo dei bastioni di Orione”. Per schiantarsi sul pianeta conteso (Reach di Halo, tipo… c’è pure l’anello in cielo con la flotta nemica che viene annientata in chiave Pacific Rim con una bella bomba fine-del-mondo) e picchiarsi, impacciati dalle loro armature di gomma (ho visto cosplayer fare di meglio, e 2 soldi potevano metterceli nella post produzione) con alieni vestiti come feticisti medievali incrociati con gli Helgast. Non sono uno smanettone, ma ho cercato ogni singolo elemento che mi venisse in mentre tra videogiochi e film, e c’erano TUTTI. E dire che la sinossi (scritta forse con Movie Maker) parlava di una battaglia secolare tra Umani e una non meglio specificata razza aliena, insomma, la ciccia c’era.
Non solo, il cast è privo di spessore, di sorprese, non c’è personaggio che abbia un’evoluzione in grado di far sobbalzare sulla sedia lo spettatore.

Da Willis inquadrato per una buona porzione della pellicola completamente di spalle, un anonimo uomo calvo di mezza età che dovrebbe parlare con metà della bocca come suo solito (cosa che fa) e spaccare qualche cranio (cosa che non fa), alla smanettona che fa la smanettona impacciata, alla “quella mi sa che fa la wrestler” (ci ho preso) che dovrebbe essere la bad girl tutta grinta e frasi ad effetto, alpha woman (indovinate? Lo è), al co-protagonista (ho dimenticato come si chiama e francamente me ne frego) che ricopre il ruolo della matricola che poi tira fuori gli attributi tra un “sissignore” e un “quando mi incazzo divento una bestia”, con (non) lacrimevole scena padre figlio dal risvolto triste.

Quanto agli alieni, passano dalla tipologia zombie di Resident Evil, appena senzienti, al succube maledetto, al cyborg poliposo in chiave galattico medievale con spada orchesca in lattice che fa scena e decapitazione (che non avviene). Ah, saremmo nel 2500 e spicci, tra campi di forza e portali galattici, ma i fucili sembrano comprati dal cinese “odore-di -ftalato-con-marchio-tarocco”, palesemente replicacce softair imbellettate, con tanto di confronto finale buono-cattivo a colpi di Glock come nei migliori blockbuster. Una domanda: PERCHE’?
Non speravo in una spada laser, nemmeno nella scazzottata stile “Metal Gear Solid mentre il mondo va in fiamme”, ma mi meritavo qualcosa di meglio dopo 80 minuti circa di agonia.

Penso solo a Red (2010) dove un Willis calante riesce comunque a intrattenere, assieme a dei mostri sacri (uno tra tutti Malkovich) buttandola sul grottesco-ironico e creando un prodottino destinato se non all’Oscar almeno a qualche discreta prima serata sulle reti nazionali.
Drake invece sembra avere preso in mano la macchina da presa e la penna per scrivere trama e sceneggiatura l’altro ieri, attingendo a piene mani dai suoi ricordi di teenager brufoloso amante delle saghe videoludiche, senza però concretizzare nulla di convincente e raffazzonando una narrazione e una resa visiva assolutamente pessime.
Un’occasione che viene difficile definire sprecata per il semplice fatto che non è stata nemmeno un’occasione.

In conclusione, se siete masochisti o volete trarne delle memes, guardatevelo. Anzi, solo se siete masochisti perché anche trovare materiale per qualche meme interessante è difficile.
E Bruce, davvero, per quanto possa costare il botulino o qualsiasi droga vi caliate a Hollywood, pensaci: crepa in piedi come Wolverine mentre salva dei bambini mutanti in un mondo, il suo, che va in cenere. Logan mica si è messo a fare la calza con gli artigli pur di sbarcare il lunario.

-Alessandro Saponaro