Eric “Slowhand” Clapton, the man of Blues

Il musicista britannico è considerato uno dei più talentuosi chitarristi della storia.

Eric Clapton nella sua carriera ha ricevuto tanti di quei premi e riconoscimenti che sarebbe lunghissimo elencarli tutti. Basti ricordare che, per parecchio tempo, l’autorevole giornale di musica rock Melody Maker, nello stilare l’elenco dei migliori chitarristi al mondo, lo ha sempre collocato ai primi tre posti insieme a Jimi Hendrix e Jimmy Page.

La sua carriera di chitarrista inizia durante l’adolescenza, quando riesce a sostituire la fisarmonica, regalatagli dalla madre per Natale, con una chitarra. Non ha ancora vent’anni quando entra nella band degli Yardbirds, con cui suona per un paio di anni. E’ in questo periodo che gli viene coniato uno dei nomignoli più famosi: “slowhand”, che sarà usato anche come titolo in un suo album.

Slowhand non ha assolutamente alcun riferimento alla lentezza della mano di Eric, tutt’altro. Eric era così veloce a suonare che molto frequentemente rompeva le corde della chitarra mentre era in concerto. Era altrettanto abilissimo e velocissimo a cambiare le corde davanti al pubblico che, incantato dalla sua performance, lo accompagnava nell’arduo lavoro con un battere le mani lento e cadenzato, detto in gergo slowhand, fino a quando aveva sostituito la corda per poi scoppiare in un fragoroso applauso quando riprendeva a suonare.

Clapton, poco propenso a scendere a compromessi musicali, aveva abbandonato gli Yarbirds quando avevano optato per un genere più commerciale e anche più redditizio, allontanandosi dal blues. Dunque, era passato a suonare con John Mayall, grande bluesman e poliedrico strumentista. L’avventura con John Mayall e i Bluesbreakers era stata breve, intensa e ricca da un punto di vista di crescita musicale.

Da qui era partito quello che era stato definito il primo supergruppo, i Cream, con il batterista Ginger Baker e il bassista Jack Bruce. Il loro sound fatto di musica hard rock, rock psichedelico e blues aveva segnato la fine degli anni ’60 ed era caratterizzato da pezzi lunghissimi e molti assoli, in cui i tre componenti della band davano saggio di grande talento musicale e doti eccezionali nel suonare il proprio strumento. Purtroppo, per divergenze caratteriali ed avendo i tre personalità piuttosto eccentriche, la band si era sciolta dopo tre anni lasciando come ultimo album una gemma chiamata significativamente Goodbye, che è tuttora un’icona della musica rock.

Inizia così la nomadica vita artistica di Eric Clapton, che non riesce a rimanere con nessuna band per lunghi periodi e preferisce suonare cambiando sempre i compagni di viaggio.

Un brevissimo periodo con Steve Winwood lo porta alla creazione dei Blind Faith da cui nasce un album con la splendida Can’t find my way home dello stesso Winwood, e un indimenticabile concerto dal vivo, poi lo scioglimento.

Nascono album solisti come il famoso Slowhand e numerose collaborazioni e presenze in concerti dal vivo. Ovunque suoni, la sua presenza e il tocco della sua chitarra sono ciò che trasformano un concerto in qualcosa di meraviglioso e speciale, e il più delle volte in un avvenimento epocale.

Vederlo suonare e soprattutto sentirlo è un piacere. Eric sembra in simbiosi con la sua Gibson, immobile sul palco con le dita che scorrono con agilità e che ci fanno credere che suonare come lui sia facile, con quel suono inconfondibile che lo rende unico qualsiasi pezzo faccia.

Nel corso degli anni la vita gli ha serbato molti dispiaceri e tanti problemi ma la musica è sempre stato il punto fermo che lo ha aiutato a risollevarsi. Ha abbandonato la musica heavy rock e la sua chitarra è diventata più soft. È passato alla chitarra acustica e ha scritto molte canzoni più dolci e malinconiche ballate, con un sound meno cattivo privo della grinta della giovinezza.

Eric Clapton, Pittisburgh 2013

A vederlo adesso sembra un professore con gli occhiali, i capelli corti, pantaloni di tweed e golfini di cashmere, ma basta che accenni qualche accordo con la sua chitarra e si metta a cantare che il suo talento e carisma riappaiono immutati: Slowhand, The God, è ancora e sempre con noi.

-Anna Costanzo