I 10 dischi più influenti degli anni 90 secondo NME

La rivista inglese New Musical Express (più famosa con l’acronimo NME) ha pubblicato, in seguito ad un sondaggio tra i lettori,  una lista dei 10 dischi più influenti degli anni 90.

NME,una vera istituzione in Inghilterra, è stata fondata attorno agli anni 50 ed organizza ogni anno dal 1953 i NME Awards, evento in cui si premiano gli artisti vincitori di differenti categorie (Best New Band, Best Video, Best International Band e molte altre). Il tutto con un occhio di riguardo verso il mondo indie, alla quale la rivista londinese è attenta da sempre.

Ma quali sono questi 10 dischi che compaiono nella classifica dei lettori di NME?

10. U2, Achtung Baby (1991)

Al decimo posto delle preferenze dei lettori di NME c’è Achtung Baby, settimo album degli U2. Per molti Achtung Baby rappresenta il disco della svolta musicale per gli U2, l’album viene registrato tra Dublino e gli Studi Hansa Ton di Berlino, celebre per essere stato utilizzato come studio di registrazione da David Bowie. La più grande novità presente nel disco è l’avvento dell’elettronica, costante che poi resterà nei seguenti album. La rivista Rolling Stones lo colloca al 62° posto tra i 500 album di tutti i tempi.

Achtung Baby contiene ben 5 singoli: The Fly, Mysterious Ways, One, Even Better Than the Real Thing e Who’s Gonna Ride Your Wild Horses.

9. Primal Scream, Screamadelica (1991)

Al nono posto Screamadelica, terzo album dei Primal Scream. Disco vincitore del Premio Mercury nel 1992, riconoscimento  al miglior album britannico o irlandese assegnato ogni anno dalla British Phonographic Industry. Con Screamadelica la band si allontana dalle prime produzioni indie per avvicinarsi a sonorità differenti (tra cui dub e gospel). Tra i singoli si ricordano Loaded che arrivò nella top 20 del Regno Unito e Movin’ on Up, vero successo della band che arrivò fino alla numero 2 nella classifica Modern Rock Tracks.

Anche la copertina di Screamadelica è entrata nella storia. Dipinta dall’artista Paul Cannell, scomparso nel 2005, è stata scelta nel 2010 dalla Royal Mail per una serie di dieci francobolli raffiguranti copertine musicali.

8. The Verve, Urban Hymns (1997)

Urban Hymns è il terzo album dei britannici The Verve. Questo album rappresenta l’apice del successo del gruppo capitanato da Richard Ashcroft, grazie al grandissimo traino di Better Sweet Symphony, pezzo entrato nella storia anche per il bellissimo video. Urban Hymns ci presenta ballate malinconiche e acustiche, valorizzate dalla splendida voce di Ashcroft, canzoni che si possono tranquillamente iscrivere alla storia del britpop. Il gruppo poi si perderà per strada e nemmeno la carriera solista di Richard arriverà mai a toccare i livelli di Urban Hymns.

Singoli estratti dall’album sono: Bitter Sweet Symphony, The Drugs Don’t Work, Lucky Man e Sonnet.

7. Alanis Morissette, Jagged Little Pill (1995)

Al settimo posto la canadese Alanis Morissette con Jagged Little Pill, primo album della cantautrice pubblicato oltre i confini canadesi. Appena uscito il disco si piazzò subito al primo posto delle classifiche in Canada e negli Stati Uniti, diventando il più venduto degli anni 90. Il successo di Jagged Little Pill sta nello strizzare l’occhio musicalmente al post-grunge e al rock alternativo, generi che riscuotevano molto successo nella prima metà degli anni 90. Dunque un ottimo mix tra sonorità interessanti e voce delicata ed intima, ma allo stesso tempo decisa.

Jagged Little Pill è un’autentica fucina di singoli di successo: You Oughta Know, Hand in My Pocket, Ironic, You Learn, Head Over Feet e All I Really Want.

6. Pulp, Different Class (1995)

Different Class è il quinto album della band britannica dei Pulp. Siamo davanti, dopo Urban Hymns, ad un’altra pietra miliare del britpop. Questo infatti è l’album che consacra i Pulp come uno dei maggiori esponenti appunto della scena britpop, pezzi come Common People e Disco 2000 sono a pieno titolo inni degli anni 90 e non solo. L’album ha ottenuto svariati riconoscimenti in Inghilterra e figura in tutte le classifiche degli album inglesi più apprezzati di sempre.

5. R.E.M., Automatic For The People (1992)

Al quinto posto di questa particolare classifica troviamo Automatic For The People, ottavo disco degli statunitensi R.E.M. del 1992.

Questo disco rappresenta il più grande successo commerciale della band di Michael Stipe e ha venduto più di 18 milioni di copie in tutto il mondo.

Automatic For The People è un album intimista, in cui sono molto presenti i temi della morte e del ricordo, la cui vetta è toccata è probabilmente toccata da Everybody Hurts.

Sono ben 6 i singoli tratti da questa pietra miliare della musica degli anni 90: Drive, Man on the Moon, The Sidewinder Sleeps Tonite, Everybody Hurts, Nightswimming e Find the River.

4. Oasis, Definitely Maybe (1994)

Album d’esordio degli Oasis… E che esordio!!

Si piazza immediatamente alla numero uno delle classifiche di vendita nel Regno Unito e viene premiato con ben sette dischi di platino, fino al 2006 è stato il disco d’esordio a vendere il maggior numero di copie in minor tempo.

I lettori della rivista NME, in un sondaggio del 2006, lo hanno eletto come miglior disco di tutti i tempi.

Il disco ha un parto travagliato a causa dei numerosi produttori che si susseguono e per l’insoddisfazione perenne della band, soprattutto di Noel, per i risultati delle registrazioni in studio e sui metodi di lavoro.

Definitely Maybe vede finalmente la luce il 29 agosto 1994, dopo la pubblicazione di ben tre singoli.

Gli Oasis danno prova di una grande versatilità compositiva spaziando tra ballate romantiche ed acustiche a pezzi veloci e intensi, senza disdegnare qualche accenno alla psichedelia.

Menzione particolare va alla copertina, ricca di feticci e riferimenti al mondo del cinema, del calcio e della musica.

Sono 5 i singoli estratti da questo disco: Supersonic, Shakermaker, Live Forever, Cigarettes & Alcohol e Rock ‘n’ Roll Star.

3. Nirvana, Nevermind (1991)

E’ il 1991 quando esce Nevermind, second album dei Nirvana.

Siamo di fronte ad uno di quei dischi che hanno scritto la storia della musica, compare alla posizione numero 17 dei 500 migliori dischi da Rolling Stones  e al numero 3 dei 100 dei più importanti album per la rivista Q.

Inutile dire che fu il maggior successo del gruppo di Seattle, soprattutto ebbe il merito di portare alla ribalta mondiale un genere come il grunge.

Grande successo di Nevermind è da attribuire al traino del singolo di punta Smell like teen spirit, canzone simbolo di un’intera generazione.

L’innovazione dei Nirvana sta nel mantenimento della forma canzone al cospetto di sonorità distorte e appunto grunge, la chitarra di Cobain alterna momenti melodici a scatti taglienti e aggressivi.

I Nirvana puntano a comporre canzoni dalla forma tradizionale (strofa-ritornello-strofa per intenderci), ma mantenendo la loro vocazione grunge e questo li differenzia dalle altre band simili e ne spiega il vastissimo successo di Nevermind. Anche la celebre copertina merita una menzione particolare.

Sono 4 i singoli di Nevermind: Smells Like Teen Spirit, Come as You Are, Lithium e In Bloom.

2. Oasis, (What’s the Story) Morning Glory? (1995)

Eccolo qui il secondo album degli Oasis, dopo l’esordio di Definitely Maybe.

Terzo album più venduto di sempre nella storia del Regno Unito, dopo Queen e Beatles, rimase per dieci settimane di fila in cima alle classifiche di vendita inglesi e raggiunse la quarta posizione negli Stati Uniti. Rolling Stones lo piazza al 376° posto tra i 500 album di tutti i tempi, mentre la rivista Q Magazine lo ha nominato miglior disco degli anni 90.

Maggior successo commerciale della band di Manchester questo disco è considerato uno dei manifesti del fenomeno britpop, un’autentica fabbrica di singoli di successo a livello mondiale. Sono gli anni della rivalità, soprattutto mediatica, con i Blur che in quello stesso anno danno alla luce The Great Escape.

Sono ben 6 i singoli di (What’s the Story) Morning Glory?, tutti dei veri e propri inni per gli amanti del britpop: Some Might Say, Roll with It, Morning Glory, Wonderwall, Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova.

1. Radiohead, OK Computer (1997)

Secondo i lettori di NME è Ok Computer, terzo disco dei Radiohead, il disco più influente degli anni 90.

Il disco rappresenta la svolta ad un suono più sperimentale (che contraddistingue la produzione successiva) della band di Thom Yorke, ma segna forse una svolta profonda a tutto il britpop definendo la linea che verrà seguita da tanti negli anni duemila.

I Radiohead verso la fine degli anni 90 dunque fanno da spartiacque tra un britpop alla Oasis e Blur per intenderci e una musica più ricercata e melanconica, facendo da ponte per il nuovo millennio alle porte.

Il disco è autoprodotto dal gruppo, questo era stato possibile grazie al successo del precedente The Bends, nel senso che i lavori non furono diretti da un vero e proprio produttore e quindi i Radiohead non ebbero nessun tipo di pressione sul disco. Questa decisione ha concesso al gruppo grande libertà e sicuramente tutto il tempo di sperimentare e creare questo gioiello.

Anche in questo caso tanti i singoli di grandissimo successo: Paranoid Android, Karma Police, Lucky e No Surprises.

– Fabrizio Maffei ( https://ildiscopatico.it )