Il fantasma del Palcoscenico: la notte che fece tremare il Paradiso

Come riassumere questo film? Potremmo dire che il Fantasma dell’Opera si è calato un acido mentre guardava The​ Rocky Horror Picture Show e, non contento, ha passato in rassegna tutto il rassegnabile della filmografia e letteratura horror in un capolavoro rock decisamente precursore dei tempi.

Phantom of the Paradise (1974) directed by Brian De Palma • Reviews, film + cast • Letterboxd

Il Fantasma del Palcoscenico, in originale​ The Phantom of the Paradise​, è un film del 1974 di, udite udite, Brian de Palma ​appena prima di essere consacrato (in Italia almeno, in patria era già acclamato dalla sua nicchia di cinefili maledetti) con ​Carrie – Lo sguardo di Satana.

Non è facile descrivere questa pellicola. Potremmo definirla come un chiassoso, incasinato, ambiguo e bellissimo adattamento musical-horror del Fantasma dell’Opera, vincitore addirittura del Gran Premio al Festival di Fantastico Avoriaz nel 1975. Tutto parte da un ingenuo cantautore, Winslow Leach, che firma quello che doveva essere il contratto della vita con la Swan production, per rivelarsi invece la vendita della propria arte al Diavolo prima di essere gettato via (più precisamente in galera) privato dei denti e dell’onore.

Senza pace, Winslow tenterà con ogni mezzo di recuperare la sua arte perduta, passando attraverso atroci sofferenze che lo lasceranno terribilmente sfigurato e gli strapperanno il cuore (Jessica Harper, signore e signori, ​Suspiria​ vi dice nulla?). Quel che ne consegue è una vera e propria discesa all’inferno, fisica e mentale, ma soprattutto visiva e uditiva.

Ispirata al “Faust”, la pellicola intreccia una danza col Diavolo e la sua visione. Sulla tentazione e lo scambio dell’anima in cambio di bellezza, giovinezza, successo e potere, contestualizzato in un mondo dove la tecnologia nascente è capace di distruggere (distrugge il volto di Winslow) e creare (restituirgli la voce che gli ha rubato), sempre brava ad illudere e distorcere la realtà, ma anche a creare qualcosa di meraviglioso e letale.
Così pieno di riferimenti da poterne fare qualsi un killer count, abbiamo Hitchcock (dove la scena della doccia riletta con un cantante glam ed uno sturalavandini… beh, dovete vederlo per capire!) il Dottor Caligari, Goethe, Wilde… ovviamente il Fantasma dell’Opera, per poi correre dal mito di Frankenstein a Prometeo, riti orgiastici e adorazioni pagane di divinità musicali sacrificabili e molto altro ancora.

De Palma rielabora e descrive gli affascinanti e decadenti eccessi del rock sempre tutto dal punto di vista di un artista che questo mondo tutto strapperà e divorerà, tranne la sua passione.

Possiamo descrivere questo film colorato e roboante ma estremamente decadente come un
precursore dei videoclip, con effetti molto particolari per l’epoca (come la scena finale del
concerto, un fulmine acuto… vedere per credere) ed un montaggio incalzante, grazie anche
all’utilizzo dello split screen (iconica la scena della bomba della macchina, dove il montaggio splende al suo meglio).

Il tutto è superbamente amalgamato dalla colonna sonora scritta da Paul Williams (Swan), dove nella sua terrificante genialità i Beach Bums sono la trasposizione dei Beach Boys, gli Undead si ricollegano ai Kiss, così come Winslow Leach è l’incarnazione dell’artista degli anni ‘70, mentre il mio amatissimo Beef (Gerrit Graham) non è altri che la summa del glam rock con tutti i lustrini e le ambiguità che ne derivano. Il patto col Diavolo diventa un tomo enorme di carta, ricco di burocrazia e cavilli, la musica e i gusti musicali vengono massificati e manipolati, così come la voglia di emergere degli artisti viene usata per piegare il pubblico e i loro desideri. Non stupisce quindi che il Paradiso sia un locale (il locale per eccellenza) gestito da un diavolo, e le audizioni diventino moderni talent-show dove tutto è in vendita, l’arte e l’anima in primis, e tutto è inevitabilmente corruttibile. Sembra tutto così terribilmente familiare per essere un film
degli anni ‘70, vero?

Come gran parte dei precursori non è stato capito appieno alla sua uscita, recentemente ha però trovato la giusta considerazione, come il gioiellino (strano e incasinato e tuttavia
profondamente triste) che è.

Preparatevi a qualcosa di molto, molto strano e affascinante. Qualcosa che vi lascerà inchiodati e con un vuoto incolmabile nel petto.

D’altronde è un patto col Diavolo, non potrebbe essere altrimenti.

-Phill