“Il fumo ineluttabile: annientare i figli di Yahweh.”- un dialogo con Eichmann.

Stefano Massini nel suo libro “Eichmann dove inizia la notte” ricalca i passi di una pièce teatrale cara all’autore, nella quale si struttura il dialogo tra il gerarca nazista Adolf Eichmann e la famosa politologa tedesca Hannah Arendt.

Il tentativo della Arendt è quello noto di cercare di carpire il “perché” dietro al comportamento ed alle scelte di vita dell’uomo che si trova di fronte, immersi nel silenzio mortale di un palcoscenico, le grida umane interrotte per sempre dalle mitragliatrici.

Uno dei concetti cardine attorno a cui si snoda questo confronto è l’ineluttabilità, come quella della vita del singolo uomo a cui Dio non può prestare attenzione perché il particolare tratto di pennello si perde nella grandezza di un affresco. Secondo Adolf, inevitabile è anche il ruolo che ognuno di noi si trova ad assumere nella storia, peculiarità che non lo rende né buono né cattivo, ma solo partecipe a sé stesso.

In questo senso Eichmann si dipinge come una pedina nelle mani della vita, nelle mani di qualcuno di potente, opposto di un uomo perdente come suo padre. “Io non ho mai ucciso. Io ero l’uomo dei calcoli e dei numeri” ed il suo punto di vista è una sequela di giustificazioni per ogni singola scelta affrontata. Massini ci presenta un uomo che non risente del peso della storia e si giustifica perché non era scritto nei suoi pensieri ciò che Hitler gli chiese di fare, anzi, tentò di “salvare” più vite possibili destinando gli ebrei ai lavori in fabbrica.

Nel dialogo, la Arendt è ognuno di noi, con il disgusto dipinto sul volto e l’incredulità di trovarsi di fronte un uomo che è l’apparente ritratto della normalità, un uomo dimesso di mezz’età, nulla a che vedere con la pazzia che traspariva dagli occhi del più potente degli Adolf. Hannah tenta di spiegargli come sia stata fondamentale la “dignità di chi non pensa mai di essere inutile” e del peso che avrebbe rappresentato anche un solo uomo nell’incarnarsi sassolino e bloccare quell’immenso infernale ingranaggio che fu il nazismo: Eichmann sorride definendosi fluido, come l’olio che unse quel meccanismo.

Questo libro interroga l’anima di chi decide di aprirsi ad una riflessione: il male è fumo, opacità, senza neanche il coraggio di chiamare le cose con il crudo suono della loro realtà, è terrore di se stessi. Un testo che vale la pena leggere, oggi, con negli occhi le immagini che ci giungono dalla Bosnia, a Lipa, dove un binario è stato sostituito da una barca.

Le lenti sono le stesse, che guardano da dentro una casa, calda, pulita, dignitosa, un uomo camminare scalzo nella neve. E la storia, ineluttabile, si ripete.

-Lisa Pisani