Jessabelle: da horror a thriller la Louisiana cela segreti e oscure verità

Che ne dite di un po’ di buono e sano vudù?

Film del 2014 diretto da Kevin Greutert (Saw VI e Saw 3D), Jessabelle, in Italia
conosciuto col blasonatissimo Oscure Presenze, tenterà di fuorviarvi con inizio in
classico stile paranormale, ma le assolate paludi della Louisiana celano molto più di
quel che sembra.

Partiamo dall’inizio.

Sul punto di una grossa felicità accade come sempre la vita a rimetterti con i piedi per
terra e, nel caso di Jessie, la nostra Sarah Snook (tra le mie preferite dopo Predestination, ed anche in questo caso non tarderà a mostrarvi la sua bravura), i piedi
verranno saldamente agganciati su una scomoda e vecchia sedia a rotelle.

Rimasta sola senza più il fidanzato né il bambino che aveva in grembo, l’unica persona
che possa prendersi cura di lei è il padre, un uomo schivo e arrabbiato, che non vede e
non sente da svariati anni. Dovrà così tornare nella vecchia casa di famiglia, enorme,
solitaria e abbandonata in mezzo alle calde e splendidi paludi della Lousiana, che da
sole fanno metà dell’ambientazione.

L’altra parte viene affidata all’oscurità della casa e alle strane figure che sembrano
tormentare la povera protagonista notte e giorno. Ed è proprio questo il punto che più
terrà lo spettatore incollato alla sedia in questa intricata storia di ombre e rancori.

Una trama forse all’apparenza non eccessivamente intricata ma sicuramente
interessante, accostata a scelte registiche d’effetto, come ad esempio la conoscenza,
che faremo assieme alla protagonista, della madre, morta molti anni addietro.
Conoscenza tramite vecchie videocassette trovate sotto il letto, nelle quali, quasi per
effetto Rosenthal, grazie alla lettura delle carte avviserà la figlia di una oscura presenza
intenzionata a farle del male.

Espediente davvero interessante e molto apprezzato (solo se non sei la figlia abbandonata su una sedie a rotelle nei pressi di un letto a baldacchino che persino in piena luce e ricoperto di unicorni rosa farebbe paura).
Premesso questo, potreste provare qualche dubbio sapendo che lo sceneggiatore è lo
stesso di Una notte al museo, ma come sapete la Blumhouse, ormai diventata un
caposaldo per l’intrattenimento di horror di qualità, punta molto su pellicole non
eccessivamente costose ma dalla massima resa (Insidious, Oculus, Sinister emmmUnfriended… sì, anche lui, definirlo low budget è un eufemismo, ma gusti a parte,
sicuramente ben pensato), ed anche in questo caso non sbaglia. Più che sull’apparenza
e sugli effetti speciali/make-up si punta sul vedo/non vedo.

È tutta atmosfera. Splendida la claustrofobia che si respira per gran parte del girato, in
perfetta contrapposizione tra l’enorme prigione gotica nella quale la protagonista è
letteralmente rinchiusa, e l’immensa ambientazione esterna.

Se fin qui avvertite tensione salire senza tregua, non raggiungerà purtroppo il suo apice,
perché nella seconda parte Jessabelle perde parte del suo fascino spaventoso evolvendosi in un thriller investigativo che, seppur decisamente interessante, avrebbe potuto essere molto più disturbante. Elementi ingegnosi purtroppo soltanto accennati e qualche piccolo buco nella sceneggiatura rovinano pericolosamente il punteggio di una pellicola invece davvero interessante e un pò diversa dal solito.

Si tratta comunque di un miscuglio interessante dei classici luoghi comuni del genere
horror (possessioni e spiriti maligni) appigliandosi però a spunti meno utilizzati come la
magia nera, riti oscuri capaci di incatenare chi li pratica e chiunque entri in contatto con
loro in una realtà oscura e maligna. Sarà facile pensare immediatamente a The Skeleton Key o al capolavoro Angel Heart – Ascensore per l’inferno, ma Jessabelle riesce comunque a ritagliarsi una piccola nicchia sui generis, scostandosi dalla classica casa infestata o l’inflazionato esorcismo (che col senno di poi forse non sarebbe stata
una brutta idea… così, tanto per dire).

La storia, le sensazioni, i respiri nell’ombra e quel senso di essere perennemente braccati faranno da presenza costante della pellicola, unito a verità sconvolgenti e oscuri segreti che esigeranno giustizia.

Forse a volte certi segreti dovrebbero restare tali.
Non trovate?

-Phill