La musica ai tempi del Coronavirus

Sembrava lontano, confinato in Cina e in Oriente, e invece dal 21 febbraio anche qui in Italia, proprio nella Pianura Padana, improvvisamente il mondo, quello che conosciamo e nel quale abbiamo vissuto, spesso senza riflettere sul nostro vivere, sulle nostre azioni, si è fermato.

Una pandemia non è solo un problema di salute, individuale e pubblica, ma finisce col coinvolgere tutto il sociale, le nostre relazioni, economia, cultura, svago, tutto ciò che fa parte del nostro vissuto. La musica è probabilmente uno dei settori che ha maggiormente risentito delle barriere alzate dal momento in cui ci si è resi conto che il contagio coinvolgeva tutto il territorio nazionale.

In Italia, proprio nel momento in cui l’industria discografica si apprestava a capitalizzare i profitti dell’appena terminato Festival di Sanremo, il blocco di tour, concerti ed esibizioni in locali, ha determinato in breve tempo un contraccolpo economico evidenziato dal calo delle vendite fisiche di album.

Ma se a fermarsi è stato il mercato discografico, non si può dire altrettanto per la musica come fruizione: con l’hashtag #coronavirus e #iorestoacasa, è stato un proliferare di iniziative lanciate attraverso i social, a cominciare dai flashmob dai balconi alle playlist a tema comparse su Spotify (Songs for Pandemics, Coronavirus Quarantine…) fino alle dirette Facebook con le quali gli artisti hanno lanciato iniziative benefiche, come “Musica che unisce”, staffetta benefica a favore della Protezione Civile a cui hanno aderito 25 cantanti italiani, tra cui Alessandra Amoroso, Andrea Bocelli, Gianni Morandi, Erman Meta, Diodato, Gabbani solo per citarne alcuni, più alcuni attori e personaggi dello sport, che si sono esibiti dalle loro abitazioni. Non è mancato all’appuntamento nemmeno il mondo Rap: Emis Killa si è fatto promotore del Covid Freestyle Challenge, a cui hanno aderito Salmo, Lazza, Fred De Palma, Enzo Dong, Junior Cally.

Anche noi di IMA Records and Magazine, e di IMA Radio and TV, abbiamo voluto dare un piccolo contributo con l’iniziativa “ArtistiUnitiPiacenza” per sostenere gli sforzi di tutti coloro che si sono impegnati e che si impegnano tuttora nella lotta al Covid-19, e per la diffusione di un messaggio di positività, come solo la musica e l’arte sanno fare.

Fin qui parliamo di iniziative positive che attestano come, nonostante la brusca frenata, la musica come espressione artistica rimane viva e vitale. Il rovescio della medaglia lo riscontriamo invece se guardiamo al giro di affari che si muove intorno all’industria discografica: la settimana del 13 marzo è stata la peggiore del 2020 su Spotify, le vendite  sono calate in modo esponenziale. La chiusura di Mariposa, lo storico negozio milanese di dischi metal e hard rock, può essere letto come l’emblema di una situazione che sta coinvolgendo tutto il settore.

L’organizzazione dei concerti si ferma, tutti i festival e gli eventi live previsti per l’estate vengono rinviati di un anno, con conseguente arresto di tutta la macchina organizzativa ad essi collegata e che coinvolge gestori di locali, fonici, tecnici delle luci, roadies, tour manager.

E i musicisti ? Niente più musica negli studi di registrazione? In realtà ci si può affidare a applicazioni come JamKazam o anche Ninjam o Jamtaba che permettono di suonare in  sincrono a distanza.

A livello internazionale ci sono artisti e band che hanno preferito differire l’uscita di nuovi album, come i Deep Purple e Liam Gallagher, mentre i Nine inch nails hanno rilasciato, in piena pandemia, Ghost V e VI, doppio album, mentre i Metallica hanno rifatto unplugged  la loro bellissima Blackened.

Youtube ha messo a disposizione in streaming  per 24 ore concerti come il “Pink Floyd Live At Pompei” del 1974, mentre i Radiohead hanno  pubblicato durante la quarantena un loro concerto a settimana sul loro canale.

Tutto ciò ci dice che la musica è viva, che della musica non possiamo fare a meno, ma rimane il grosso problema che anch’essa è soggetta alle leggi del mercato e che, senza di esso, rischia di essere risucchiata in una crisi senza precedenti, alla quale bisognerà far fronte supportando in tutti i modi il mondo della cultura e dell’arte.

I cambiamenti che inevitabilmente verranno a realizzarsi dovrebbero portare a ridisegnare il rapporto tra i colossi della distribuzione musicale e gli artisti che la musica la producono. Dare spazio alle case produttrici minori e/o indipendenti, in cui i musicisti, in particolare  le band più interessanti, sono partecipi degli utili potrebbe rappresentare una svolta e soprattutto dovrebbe offrire agli appassionati lo stimolo ad acquistare album, ad andare ad ascoltarli live, anche in piccoli pub e locali,  quando ritorneremo alla normalità.

Sconfiggiamo il Coronavirus e rimaniamo  umani, a suon di musica.

-Rosanna Marinelli