Legend of Zelda: Breath Of The Wild – il gioco immancabile per Switch

Vi voglio raccontare di questa avventura, chi mi ha impegnato per circa 200 ore: Legend of Zelda: Breath ofthe Wild (o BOTW per gli amici). Il record di vendite per Nintendo Switch (ma anche per Wii U), ormai sul mercato da un po’ di tempo, ma
che merita il suo posto nell’Olimpo.

Da Xenoblade a Zelda, il passo è breve | Rolling Stone Italia

Parliamo di un gioco free roaming, assolutamente non lineare per quanto riguarda la trama, incentrato sulla componente esplorativa; infatti la mappa di gioco é esplorabile totalmente da subito ed é molto vasta, con anche un sacco di chicche non direttamente collegate alla trama principale, ma anzi piuttosto nascoste. Vi catturerá in particolare la vastità dei panorami, finemente realizzati in una grafica stile cartoon tipica della grande N, un vero piacere da godere sullo schermo della TV, che richiama in maniera prepotente lo stile Ghibli nella versione di Il Castello Errante di Howl.

Ho apprezzato molto l’interazione che esiste col mondo di gioco, dal cavalcare le correnti d’aria, al “surfare” su una collina erbosa, ma anche sciolgiere blocchi di ghiaccio accendendo un fuoco o vedere crescere le palle di neve quando rotolano su un pendio innevato. Non posso non citare poi le condizioni climatiche, che rendono necessario dell’equipaggiamento adeguato, ad esempio, non é una cosa saggia avere addosso armi e scudi di metallo durante una tempesta di fulmini.

La trama é affascinante e la non linearitá vi terrá incollati allo schermo per risolvere ed ordinare tutti i pezzi della storia, ricca di flashback che non da subito si é in grado di ordinare cronologicamente. Link infatti, all’inizio senza memoria degli eventi passati, dovrá recuperare i suoi ricordi di un secolo prima, anche tramite cutscene e dialoghi con “spiriti del passato” che a tratti sono toccanti ed emozionanti. Ogni personaggio principale é infatti molto ben caratterizzato e con una psicologia ben studiata.

Dal punto divista artistico, Link é sempre il solito Link, che non parla mai durante la sua avventura; purtroppo ció significa che sebbene il titolo sia assimilabile ad una medievale “chanson de geste” il nostro alter ego non ha una vera e propria crescita psicologica durante il suo errare per le terre di Hyrule. Questo perché, come anche suggerisce il nome Link, il nostro main character funge solamente da tramite, da vettore, non é prevista una sua crescita interiore, solo quella sul piano grafico che a sua volta é manifestazione della presa di coscienza del giocatore di quel mondo e di quelle dinamiche di gioco.

Parliamo del gameplay: la progressione del personaggio non é propriamente da classico GDR, e gli unici punteggi potenziabili sono Salute e Stamina, barattabili per Emblemi del trionfo, ottenibili risolvendo gli enigmi sparsi per la mappa, all’interno di “sacrari”. Il vestiario é piuttosto variegato ed organizzato in set che danno un bonus una volta indossati i 3 pezzi (gambe, torso e testa), anch’esso potenziabile utilizzando
la varietá di oggetti e materiali che possiamo trovare sparsi per la mappa e abbattendo i mostri.
Piccola nota per quanto riguarda le armi, che si differenziano in spade (utilizzabili con lo scudo), spadoni/mazze e lance. La scelta di quale arma usare influenza pesantemente lo stile (e in alcuni casi la difficoltá) della battaglia. Queste, purtroppo, si danneggiano velocemente e si rompono quindi, soprattutto nelle fasi iniziali del gioco con pochi slot dell’inventario a disposizione, vanno sapute gestire. Ritrovarsi senza armi in mezzo a una manciata di Grublin non é per niente piacevole.

Oltre ad un’ arma corpo a corpo ed uno scudo si puó sempre equipaggiare un arco, e si puó scegliere tra una moltitudine di frecce per ottenere l’effetto desiderato.
Esiste poi nel gioco una sorta di Crafting, si possono cucinare pietanze con la moltitudine di ingredienti raccoglibili nella mappa, ma anche pozioni utilizzando le “parti di mostro” e gli insetti (piccolo particolare che ho apprezzato: flora e fauna cambiano radicalmente tra le regioni di Hyrule, quindi non é escluso doversi fare una bella scarpinata per raccogliore i materiali necessari).

La progressione dei mostri, ma anche la qualitá delle armi raccolte, é collegata alla salute del personaggio: piú diventate forti e piú si rafforzeranno i mostri. L’avanzamento nel gioco peró non é solo un fattore numerico ma al contrario é il giocatore che, accumulando ore di gioco, diventa piú abile e piú smart, padroneggiando i controlli e la fisica di gioco.

Is The Legend of Zelda: Breath of the Wild the best-designed game ever? | The Legend of Zelda | The Guardian

Il gioco mette a disposizione molti, molti enigmi sia per progredire nella trama principale che per le side quest. Piú di una volta ho trovato in questi enigmi un grado di sfida elevato, senza peró diventare mai frustranti e bloccare totalmente la progressione. Si puó semplicemente “dedicarsi ad altro”, e ritornare in seguito.

Andando sul tecnico non ho trovato bug o glitch, ma al contrario ho apprezzato la fisica di gioco molto ben realizzata, che rende possibile tutte le interazioni col mondo di gioco a cui accennavo precedentemente.

Insomma un titolo che mi sono “mangiato” avidamente, un gioco che stimola la voglia di esplorare ogni centimetro della mappa alla ricerca di side quest, eventi rari e miniboss, ma anche per osservare i magnifici panorami messi a disposizione, capendo di volta in volta ogni abiltá del personaggio ed ogni interazione possibile col mondo creato da Nintendo. Perché non é importante l’arrivo, quanto il Viaggio.

Se possedete una Switch non puó mancare nella vostra collezione; citando Homer: sette pollici in sú.

– Luca Travaglini, Barbara Airoldi.