Letter to you: il Boss ci scrive una lettera piena di coraggio

In No surrender , tratta da Born in the U.S.A l’album forse più popolare (anche per l’iconica copertina) del boss, Bruce cantava “No retreat, baby, no surrender” e non è forse questo lo spirito con cui ascolteremo questo nuovo grande disco?

Bruce Springsteen – No Surrender – PowerPop… An Eclectic Collection of Pop Culture

In un periodo in cui tutti ci siamo dovuti arrendere allo stare chiusi per mesi, al sopportare le conseguenze di una pandemia globale che non da tregua, Springsteen sembra quasi volerci dire ancora una volta “nessuna resa è possibile” e per farlo ci scrive una lettera: A letter to you. Un viaggio in un passato sempre presente, senza risultare monotono o ripetitivo; un viaggio vitale di cui oggi più che mai abbiamo bisogno.

Anche se le trame acustiche intimiste alla Western Stars sono molto meno presenti, non mancano storie toccanti e struggenti di amori dannati (Burnin’ Train), giovani rinnegati (Song for Orphans) e di Far West biblici (If i was the priest) che fanno da eco alle grandi canzoni folk degli anni 40 (ricordate il famoso Jesus Christ carpentiere di Woody Guthrie?).

Le aspettative lasciate dai due singoli tratti dall’album, la title track A letter to you e Ghosts, usciti questo autunno sono state rispettate: la musica della E-street band è potente, incisiva, con lanci di sassofono, accompagnamenti di organo e piano che ricordano i dischi degli anni ’70 del boss (Last Man Standing avrebbe potuto benissimo trovarsi tra le tracce di Darkness on the edge of town) senza però toni nostalgici, uniti anzi ad atmosfere contemporanee.

Quanto poi è evidente (e personalmente lo trovo un enorme punto a favore) è l’ammirazione del nostro New Jersey man per Bob Dylan (anche lui uscito quest’anno con un album magnifico) sia per quanto riguarda gli arrangiamenti in Janey needs a shooter (l’intro di batteria con attacco di organo alla Like a rolling stone) e Song for orphans (la melodia accattivante alla My back pages), sia per le atmosfere e i testi delle canzoni (la traccia di apertura One minute you’re here è una ballad malinconica e commovente di addii autunnali rivaleggiante con Girl from the north country).

Il disco si conlclude con I’ll see you in my dreams, una canzone piena di speranza, la perfetta fine di un viaggio che ha ancora tante sorprese da riservarci, e la conclusione di questa splendida lettera che porta la firma di un Bruce Springsteen più in forma che mai, sempre pronto a stupirci e a insegnarci che il rock muore solo nell’animo di chi è già morto. Per il resto, sarà ancora una volta la storia a dargli ragione.

Un album assolutamente da ascoltare, vivere, assorbire.

 

-Toso