Lo Stato Sociale e Attentato alla musica italiana, bello a metà

Attentato alla musica italiana è una raccolta di cinque EP, ognuno dei quali cantato e composto da un componente diverso de Lo Stato Sociale: Albi, Carota, Lodo, Checco, Bebo, tutti quanti usciti tra febbraio e marzo 2021.

Cinque EP molto diversi fra loro, che ben rappresentano i diversi gusti musicali e ispirazioni che negli scorsi album si sono mischiati in modo talvolta riuscito, talvolta meno. Un modo per ribadire che Lo Stato Sociale è prima di tutto un collettivo, un gruppo formato da cinque frontman, un’idea, ha rivelato Lodo Guenzi, che in tempi migliori di questi sarebbe potuta sfociare in un concerto-evento, in cui ognuno dei componenti della band si sarebbe esibito come solista “in apertura” del set finale con tutti i membri effettivi.

L’album si apre con l’EP di Alberto Cazzola, il primo pezzo di “Albi” è Combat Pop, la canzone presentata al Festival di Sanremo è un pezzo saltellante ed ironico farcito di citazioni che si protraggono nei ritornelli caraibici di Sesso droga e lavorare con i Selton, e nel divertissement Fucking primavera con CIMINI. Fra le cinque canzoni si distingue Equazione, i cui ricavati saranno devoluti interamente all’AIL, dedicata ad un amico scomparso a causa della leucemia, un potenziale singolo elettro pop con un testo sentito e toccante: “Per un pezzo di me che se ne va/un pezzo di te resta qua”.

Carota di Enrico Roberto ci accoglie con la strofa di Willie Peyote in Il giorno dopo e si districa nelle successive canzoni tra echi trip hop e influenze anni ’90 che soddisfano realmente solo nella coda dell’ispirata Al sole dell’ultima spiaggia. L’EP si conclude con una nuova versione di Dj di merda, il singolo estivo del 2019, qui spogliato dal levare semi-reggaeton.

Muoio di noia è il primo brano di Lodo di Lodovico Guenzi, una canzone il cui titolo, secondo chi scrive, rappresenta fedelmente lo spirito con cui il quasi frontman de Lo Stato Sociale si è approcciato alla realizzazione del suo EP: cinque canzoni che scorrono senza lasciare traccia, in cui Lodo canta il minimo indispensabile e lascia spazio agli amici Margherita Vicario, Danti, Samuel Heron, cmqmartina, Galeffi, Nicolò Carnesi e Ninni Bruschetta. Ed è proprio quest’ultimo, conosciuto dai più per il ruolo di Duccio nella serie Boris, che ci regala, sul finale dell’ultima canzone L’unica cosa che non so fare, un piccolo monologo che riesce nell’impresa di dare un senso conclusivo all’EP.

Francesco Draicco è il più punk della band ed è per questo che in Checco, prodotto da Andrea Sologni dei Gazebo Penguins, trovano ampio spazio le distorsioni e il lo-fi. Nel marasma piacevole e divertente di chitarre elettriche e drum machine, spiccano Vivere, che sembra rubata ai migliori Weezer, e Luce, scritta la notte dopo la scomparsa di Mirko Bertolucci, la cui influenza è talmente chiara che il pezzo starebbe benissimo in un album de I Camillas.

Gli ultimi cinque pezzi sono lasciati in mano ad Alberto Guidetti che firma Bebo il più originale fra tutti gli EP. Quindici minuti recitati, non cantati, densissimi di immagini, di provocazioni, un flusso di parole urgente ma preciso, talvolta ironico, talvolta malinconico, sempre lucido e tagliente. Il riuscitissimo Fantastico!, un monologo interiore su un’elegante base post rock, è probabilmente il miglior pezzo fra i ventisei dell’album, sicuramente il preferito di chi scrive.

L’album si chiude con la commovente cover corale di Non è per sempre, iconico brano degli Afterhours, qui con un monologo finale dedicato ai locali chiusi, ai tour rinviati e soprattutto ai lavoratori dello spettacolo, fermi da ormai più di un anno.

Attentato alla musica italiana è un album criticabile, a tratti ovvio e troppo piacione, a tratti interessante e rivelatore delle varie personalità della band, un sali e scendi inevitabile in più di un’ora e mezza di musica di cui è apprezzabile l’idea di fondo di dare spazio a tutti i componenti del gruppo.
Resta il sospetto, però, che dieci pezzi ben selezionati fra questi ventisei, avrebbero composto un album più interessante ed ispirato, cosa che manca da ormai troppo tempo alla discografia de Lo Stato Sociale.

-Stefano Dallavalle