Locomotive Breath – Jethro Tull, 50 anni di leggenda

Ian Anderson ,geniale polistrumentista scozzese trapiantato in Inghilterra, fonda nel 1963 una band soul e blues, The Blades, con alcuni compagni di scuola: Anderson non suona ancora il suo celebre flauto ma è la voce del gruppo e suona l’armonica a bocca.

Dopo essersi trasferito con la famiglia a Luton, incontra il batterista Clive Bunker e Mike Abrahams, chitarrista e cantante; del gruppo arriva a far parte Glenn Cornick, bassista e vecchia conoscenza di Anderson all’epoca dei The Blades. Anderson fonda nel 1967 i Jethro Tull, gruppo rock progressivo che porterà avanti per oltre quasi cinquant’anni, considerando la reunion del 2017; un’ affascinante commistione tra rock, folk, blues, progressive.

La band prende il nome dall’agronomo inglese del XVIII secolo, Jethro Tull.

Anderson caratterizza  il suono delle proprie composizioni col flauto traverso fin dal primo album, This Was, accompagnato dalla chitarra di Abrahams. Il vero primo  capolavoro è Stand Up, in cui ballate e brani più aggressivi mostrano melodie raffinate e mai banali.

Aqualung (1971) potrebbe quasi far pensare a un concept album a sfondo autobiografico di Anderson ma è lo stesso musicista che smentisce questa ipotesi. I due temi ricorrenti nei brani sono il rapporto con Dio e la condizione degli emarginati.

Locomitive Breath è una metafora dell’inesorabile scorrere della vita, paragonata a un treno che non si può arrestare perchè  il vecchio Charlie ha rubato la leva dei freni.

Ma chi è il vecchio Charlie? Per alcuni è Charles Darwin, ipotesi abbastanza fantasiosa, per altri il diavolo e per altri ancora Dio, quest’ultima avvalorata dal sentire Ian Anderson  cantare “God” nell’ultima strofa.

Il brano diventa un vero e proprio must dei live: al termine del concerto la band finge di andarsene, poi rientra ed esegue la canzone come saluto al pubblico: una intro per pianoforte e chitarra elettrica, e poi un dispiegarsi del virtuosismo del flauto traverso di Anderson.

 E il finale è da delirio.

-Rosanna Marinelli