London Calling e il Punk

Anni ’70: l’Inghilterra tra crisi sociale e i nuovi fermenti culturali

Negli anni ’70 la crisi sociale ed economica in Inghilterra divenne sempre più coinvolgente, in particolare per i ceti sociali medio bassi che si trovarono a perdere potere d’acquisto. La crisi del petrolio del 1970 danneggiò gravemente l’economia britannica e portò a una catena di agitazioni negli strati più poveri della popolazione; esemplificativi furono gli scioperi dei minatori nel 1972 e nel 1974 , con conseguenti riduzioni dell’energia elettrica nelle città. L’aggravarsi della situazione economica nel 1976 portò a un rafforzamento di consensi nei confronti della destra più radicale.

Il paese veniva percepito dalle classi medie, ormai sfiduciate, come soggetto all’invasione di un gran numero di immigrati, ai quali venne ben presto attribuita la causa del degenerarsi di interi quartieri di Londra e delle principali città britanniche. Paura, apprensione e razzismo: erano questi i sentimenti diffusi. The Ice Age, romanzo scritto nel 1977 da Margaret Drabble, rappresenta la condizione dei ceti medi di fronte a un futuro che appariva quanto mai fosco e incerto.

Londra appariva come uno specchio perfetto di quel periodo, il simbolo di una realtà difficile. Molte le aree ex industriali degradate ed in abbandono, molti gli spazi immobiliari vuoti, compresi edifici vittoriani inutilizzati o momentaneamente sfitti. Tutto ciò venne preso di mira dagli “squatters” che occupavano le case semplicemente cambiandone la serratura, dando nuova vita a zone degradate. Ricordava Joe Strummer nel documentario “Westway To The World” : “Nel 1974 c’erano file e file di case tutte abbandonate, sbarrate con assi da parte del Comune e lasciate imputridire. Per quale ragione, non lo so. C’erano orde di persone a Londra che non si potevano permettere di pagare l’affitto, almeno l’affitto che veniva richiesto. Quindi l’unica cosa da fare era occupare queste case abbandonate e viverci. Grazie a Dio questo è successo, perché, in caso contrario, non avremmo potuto mettere in piedi una band.
Noi eravamo assolutamente squattrinati, in questo modo avevamo trovato un posto
dove vivere ed un luogo in cui provare insieme. Abbiamo cominciato con i 101’ers con un amplificatore ed un microfono. Ed abbiamo costruito la nostra strumentazione”.
( Take Down The Union Jack, in “Out in The Street, Quando la musica sapeva parlare. Il trentennale dei Clash” di Mauro Zuccari)

-Margaret Drabble

Si delinea così un quadro sociale che vede da una parte un’opinione pubblica che chiede ordine, sicurezza e tradizione e dall’altra i giovani, disillusi, disorientati, spesso confluiti in movimenti anarchici, nei circoli della sinistra radicale, che non sanno cosa fare e dove andare, che trovano spesso rifugio nell’anfetamina che circola sempre più nelle strade di Londra.

Sono questi i presupposti che portarono la giovane generazione operaia, la cosiddetta “working class”, verso forme di protesta e di ribellione che trovarono espressione nella musica e nel movimento punk.

Siate ogni cosa che questa società detesta

– Malcolm McLaren

Nel 1976 a Londra esplode il movimento Punk, che fa della musica uno strumento di differenziazione e di contestazione rispetto alla cosiddetta “mainstream class”.

Malcom McLaren, creatore dei Sex Pistols, si fece propagatore, oltre che di una musica suonata con accordi essenziali e testi aggressivi e violenti, di elementi estetici non convenzionali, che sono rimasti i tratti caratterizzanti del movimento: creste, abiti stracciati, catene, spille. L’obiettivo era creare un’immagine del tutto anticonvenzionale della band e destabilizzare l’intero sistema discografico.

Una proposta simile incontrò il favore della working class”, di quei giovani disoccupati o sottoccupati, ricacciati ai margini della società dalla crisi economica.

Sulla scia dei Sex Pistols nacquero decine di gruppi musicali, caratterizzati nei testi e nella musica dal rifiuto del progressive rock e della West Coast, ma anche della musica britannica anni ’60, dai Pink Floyd ai Led Zeppelin.

Nel variegato panorama musicale punk i Clash portarono impegno e consistenza, rielaborando uno stile musicale in cui si fondevano tradizione, innovazione e fondendo con esse sonorità ispirate al reggae, dando vita a una musica dai risvolti antirazzisti e contestatori di una società perbenista e conformista.

Che cosa è rimasto oggi del movimento punk e di quella musica?

Se confrontiamo gli anni ’70 britannici con la nostra società, la nostra epoca, ritroviamo evidenti e inquietanti analogie con la crisi sociale e politica che non solo un Regno Unito alle prese con la Brexit, ma anche gli altri Paesi europei e occidentali in genere stanno vivendo: il movimento punk e in particolare i Clash furono anticipatori di tematiche su cui ancora oggi noi abbiamo motivi per riflettere.

Ecco perché “London Calling”, di cui celebriamo in questi giorni il 40esimo della sua pubblicazione, ritorna a noi più attuale che mai.

 

– Rosanna Marinelli