Mata Batin – un film indonesiano che strizza l’occhio all’orrore

Perché più è meglio. Punto.

Il Terzo Occhio (Mata Batin in originale) è un horror indonesiano del 2017 di Rocky Soraya (già famoso per gli amanti dell’horror orientale con titoli come The Doll e Sabrina, che poi sono la stessa saga) che affonda e sguazza nelle tradizioni esoteriche indonesiane per spiccare il volo con ali del tutto diverse.

Motore e fulcro della narrazione è proprio il terzo occhio, incarnazione della capacità di poter entrare in contatto con forze e creature che circondano il nostro mondo, ma relegate in un piano parallelo che normalmente non può intrecciarsi col nostro.

Ghost Whisperer ricorda qualcosa? Bene, ma attenzione: proprio come un occhio vero, finché è chiuso i due mondi non possono incontrarsi, se però dovesse mai aprirsi, noi potremmo vedere ogni cosa, e soprattutto LORO potrebbero vedere noi. E non si fermerebbero solo al guardare.

Ora che ci siamo messi un po’ di ansia possiamo catapultarci nella vita di Alia e Abel, due sorelle rimaste improvvisamente orfane. Per far fronte ai problemi finanziari del momento decidono di tornare a vivere nella loro casa d’infanzia, abbandonata da molti anni.

C’era un motivo per il quale l’abitazione è rimasta abbandonata tutto questo tempo? Ovviamente sì. Ma Alia, la maggiore, non lo ricorda.

E la situazione peggiora velocemente soprattutto per la piccola Abel, ancora adolescente, in preda a ripetuti attacchi di panico ed incubi notturni.

Non convinta che uno psicologo sia il modo migliore per affrontare il lutto dei genitori, Abel rivela alla sorella una realtà ben più terrificante: il suo terzo occhio è aperto, Abel può comunicare col mondo dei morti, e quelli che vengono confusi con ansie notturne sono in realtà veri e propri contatti con il mondo ultraterreno, un mondo non molto amichevole.

Voi le credereste? Nemmeno Alia, pronta a qualsiasi cosa per proteggere la sorella. E quale modo migliore per dimostrare che il cosiddetto terzo occhio non esiste ed è tutto nella sua testa, se non farselo aprire da una sensitiva?
Pagherà a caro prezzo la sua scelta indomita.

Che dire, film indonesiano purtroppo non doppiato in inglese, figurarsi in italiano, dalle atmosfere cupe, ricco di suspense, possessioni, jump scare, un po’ di sangue gratuito (quindi deve piacervi il genere), terribili ingiustizie impunite, e, a sorpresa, un pizzico di struggente amore che non guasta mai.

Film quasi totalmente al femminile (capirete quando conoscerete Ms. Windu – una sensitiva, perdonate la volgarità del termine occidentale, con i contro cojones), con effetti speciali non stratosferici ma neanche da b-movie.

Una pellicola danzante sul filo sottile tra l’omaggio e il plagio: sarà come vedere Amityville, Poltergeist, L’Esorcista ed Insidius nello stesso film con qualche comparsata del Dottor Satana per vivacizzare un po’ la situazione… troppo forse?

Se non siete pronti a questi smash-up resterete molto delusi dalla pellicola, che vi sembrerà un susseguirsi di stereotipi buttati a caso senza un nesso logico, se invece arrivati a questo punto dovete assolutamente sapere di che si tratta… oh, godetevi due ore di un film non convenzionale, che strizza decisamente l’occhio (permettete devo battermi il cinque per la battuta, abbiate pazienza) agli horror occidentali. Un compendio di tutto quel che c’è infilato in ogni modo possibile che, tutto sommato, fila abbastanza bene.

Non saranno forse le migliori 2 ore della vostra vita, (4, contando anche il seguito, un  prosieguo della storia e ricalco del precedente capitolo) ma se vi fanno impazzire i “ri-mescoloni” ci troverete sicuramente dell’arte.

Ci ri-vediamo per la “trilogia clone della bambola più amata dopo Sluppy: Chucky-la bambola assassina. Di che sto parlando? Forse neanche Rocky Soraya saprebbe rispondervi, ma una cosa è certa: perché accontentarsi di uno, quando puoi avere tutto l’horror occidentale nello stesso film?
Passate il pop corn, grazie.

-Phill