Mi chiamo Francesco Totti: la storia di un gladiatore che diventò Re

A causa dell’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 il mondo dell’intrattenimento ha subito un brusco rallentamento con difficoltà tecniche e logistiche non indifferenti.

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Tuttavia alcune produzioni sono state più fortunate di altre: così è stato per il documentario autobiografico intitolato Mi chiamo Francesco Totti, diretto da Alex Infascelli, uscito nelle sale come evento speciale nelle giornate del 19, 20 e 21 Ottobre 2020.

La pellicola, della durata di 101 minuti, consiste in un racconto inedito dello storico capitano giallorosso attraverso i momenti più importanti della sua vita e della sua carriera, tra luci ed ombre, gioie e dolori, soddisfazioni e frustrazioni. Un uomo e un calciatore che, con la sua personalità carismatica, ha segnato in modo indelebile la storia della squadra calcistica per la quale ha militato e soprattutto quella della sua città nella quale è nato e cresciuto. Dall’esordio con la maglia dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Lodigiani, all’approdo in prima squadra con la Società Capitolina, che lo ha portato a collezionare successi e trofei, fino ad arrivare sul tetto del mondo a Berlino nel 2006 con la Nazionale Italiana allenata da Marcello Lippi.

Un percorso umano e professionale in cui il celebre campione non ha mai nascosto i suoi punti di forza, acquisiti grazie allo sport, ma anche e soprattutto le sue debolezze e fragilità, come in occasione di un grave infortunio alla caviglia a causa del quale rischiò di saltare il Mondiale iridato e che provò a  comprometterne la brillante carriera; oppure il burrascoso rapporto con il tecnico Luciano Spalletti durante la sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa nella stagione 2016-2017, che culminò con il suo addio al calcio il 27 Maggio dello stesso anno.

Una data rimasta impressa nei cuori e nella memoria dei tifosi romanisti, e che ha consacrato definitivamente il calciatore come Re di Roma, in virtù della sua capacità di trasmettere passione incondizionata ai suoi sostenitori nelle sue imprese sportive come Totti; tutto questo senza mai dimenticare di essere anche Francesco, un uomo che si è pienamente realizzato soprattutto grazie al costante sostegno di  amici e famiglia, in particolare della moglie Ilary e dei figli, che oggi lo ricambiano con l’affetto e l’amore che lui stesso ha da sempre dimostrato nei confronti della città a cui è eternamente legato.

Il film ha riscosso un grande successo tra pubblico e critica, con introiti da circa 600.000 euro nei tre giorni di proiezione.

Un esempio di forte attaccamento alle proprie radici oltre la pellicola cinematografica, che ha consegnato a Roma e al mondo del calcio una delle figure più simboliche e carismatiche del panorama sportivo italiano.

 

-Marco Fusco