Morsefest 2020 Lockdown Edition

Neal Morse, forse una delle figure più prolifiche nell’intero panorama musicale mondiale, al passo con Frank Zappa e Johnny Cash.

La Neal Morse Band

Indelebilmente iscritta a quell’enorme lavagna musicale che nutre il sapere legato alla corrente del progressive rock, la storia del polistrumentista di Nashville è alquanto singolare.
Nato dagli eccessi tipici di chi, sin da giovane, aspira a trovare posto nel mondo della musica, Neal Morse vede letteralmente la luce quando, nel 2001, durante la creazione di Snow (ultimo album insieme al suo gruppo storico, gli Spock’s Beard), viene emotivamente coinvolto dagli avvenimenti dell’11 settembre, che lo portano prima a riscrivere praticamente da zero un concept album di quasi due ore, poi a convertirsi al cristianesimo. Da questo momento, la creatività dell’ex Beardie esplode letteralmente e, ad oggi, Neal Morse possiede un curriculum costituito da oltre 30 pubblicazioni, in circa 25 anni di attività.

Ma veniamo a oggi.

Il covid19 non ha fermato la mente iperattiva del musicista americano, che da quasi vent’anni condivide gran parte del suo lavoro con il bassista Randy George e Mike Portnoy, ex batterista dei Dream Theater.
Proprio nel corso del 2020, infatti, ha pubblicato il terzo di una serie di dischi tributo, Cov3r to Cov3r, ma non solo. Seguendo le orme lasciate da Sola Scriptura, concept su Martin Lutero del 2007, Neal Morse ha da poco dato alla luce Sola Gratia, un concept album che, neanche a dirlo, ha composto, prodotto ed eseguito quasi interamente da solo, per poterlo poi proporre dal vivo.

L’occasione è il Morsefest 2020, evento a cadenza annuale che dal 2014 delizia ogni super appassionato che abbia la fortuna di potersi recare a Nashville, per assistere ad un weekend di concerti in cui il programma del sabato non prevede mai neanche una ripetizione dei brani del venerdì sera e in cui, solitamente, viene proposta musica mai eseguita prima dal vivo, oppure première di dischi appena pubblicati. Nel nostro caso, appunto, Sola Gratia.

Questa edizione, nella triste cornice storica in cui si è svolta, è stata però occasione ghiotta per una maggior fetta di persone, come il sottoscritto, che hanno potuto godersi la kermesse in tutta comodità sul divano di casa.

Simpatica la trovata di poter rivedere tutto il concerto in seguito con una comoda funzione replay, le due serate non sono però state all’insegna della solita abbondanza di contenuti a cui il pubblico di Neal Morse è solitamente abituato.
Venerdì sera a suon di U2, Paul McCartney, Lenny Kravitz, The Who, per dirne alcuni. Ma anche Jethro Tull e King Crimson, siamo pur sempre in un covo di progster. Un concerto commovente, sicuramente perfetto per chi ama vedere i propri beniamini sotto un’altra luce. Vedere Mike Portnoy che saltella qua e là col microfono in mano fa un certo effetto e anche un po’ di tenerezza, ma di quella buona. Purtroppo, il tutto è durato poco e ha lasciato un po’ di amaro in bocca, forse perché la fame di musica è davvero tanta, o forse perché, in fondo, un concerto di sole cover non è stata poi una trovata azzeccatissima.

Di altra pasta è stato il sabato sera al Morsefest 2020.
Invece di iniziare in pompa magna con l’esecuzione integrale del nuovo parto di casa Morse, la Neal Morse Band ha infatti attaccato con una canzone degli Spock’s, Thoughts, seguita da Thoughts pt.2 e Thoughts pt.5 (!!!). Ci sarebbero fiumi di parole da spendere, vi basti sapere che la parte 2 e la parte 5 sono delle autentiche rarità (“e non esiste alcuna parte 3 e 4, ecco, l’ho detto, ma mi fermo qui”, ndr.).
A seguire, un medley di Sola Scriptura che ha aperto le porte al fratellino appena nato, Sola Gratia. Un’opera prog rock di un’ora filata, suonata tutta d’un fiato, ma già il pubblico è abituato a tali livelli qualitativi e quando, alla fine, la band non è ritornata per uno dei suo tipici, discreti encore, che ti tengono lì incollato per un’altra mezzora buona, magari sperando in qualche “sorpresona” da Morsefest; ecco, a quel punto, una piccola fitta nel cuore è arrivata.

Non resterà che attendere la riapertura della stagione concertistica, per potersela levare di dosso.

 

-Marco Vincini