Niente è come sembra niente è come appare, perché niente è reale

Non è facile per me parlare di cosa ha rappresentato Battiato nel mio background musicale.

Il mio primo incontro con la sua musica è avvenuto nel 1979, il titolo dell’album e della canzone più famosa: L’era del cinghiale bianco. Il testo, già di per sé, mi incuriosì per le immagini che evocava e per un senso che andai a cercare nelle parole: cosa rappresentava l’era del cinghiale bianco?

 

E poi scoprire i riferimenti alla cultura celtica, alla vitalità e alla forza di un’epoca mitologica perduta nell’insensatezza dei nostri giorni, fu per me la scoperta di un autore nel quale bisognava scavare per trovare il senso profondo del raccontarsi attraverso la musica.

Già perché la musica per Battiato, grande sperimentatore di generi e di strumenti (non dimentichiamo che fu il primo ad utilizzare il sintetizzatore VCS3, fatto arrivare direttamente da Londra, prima ancora che ne facessero uso i Pink Floyd, Brian Eno e Pete Sinfield) era complementare ai testi, esoterici, criptici, ma carichi di una profonda cultura e capaci di evocare atmosfere uniche.

Ci sarebbe tanto da scrivere sull’ eredità musicale e culturale a 360 gradi che questo artista ha espresso nella sua carriera e che ci ha consegnato

La maggior parte del pubblico lo ricorda per La cura, che per i più è una bellissima canzone d’amore, ma in realtà è un inno all’Amore puro, assoluto, non rivolto a una persona particolare.

Battiato è stato questo e molto di più: è stato la grande cultura radicata nella tradizione siciliana, è stato l’avvicinarsi al buddismo e alla filosofia zen, è stato il distaccarsi volutamente da una banalità dei nostri tempi che avvertiva sempre più intrisi di materialismo e superficialità. E le rivisitazioni musicali di un altro grandissimo, Fabrizio DeAndrè, rimangono indimenticabili, come quelle di Jacques Brel.

Negli anni ’70 mentre ascoltavo Battiato, coltivavo anche l’amore per un altro artista visionario ed eclettico, David Bowie.

Alieni entrambi, il Duca Bianco e il Maestro (come non voleva essere chiamato, preferiva semplicemente Cicciuzzu), appartenenti ad un’altra dimensione, ricchi di espressività artistica in diversi ambiti: musica, pittura, teatro, letteratura, cinema.

Per questo è difficile parlarne, circoscriverlo in un’ unica dimensione; la sua musica è solo un tramite attraverso cui penetrare nelle sue visioni, nelle immagini e nelle sensazioni che trasmette, se siamo capaci di distaccarci dalla materialità per lasciarci trasportare in mondi visionari.

A me piace pensare, in questo momento, che abbia raggiunto l’altro grandissimo uomo delle stelle, l’alieno che cadde sulla Terra e che è ritornato lassù; insieme saranno due luci brillanti che mancano e mancheranno su questo piccolo, povero pianeta, ma la musica e l’arte in generale non moriranno mai.

E non è una consolazione da poco.

-Rosanna Marinelli