Stairway To Heaven e il mito di una canzone

Stairway to heaven è probabilmente la più bella canzone che una rock band abbia mai scritto.

Fiumi di parole sono stati versati per spiegare i misteriosi versi del testo e gli esperti e critici si sono sbizzarriti a cogliere immagini religiose, mistiche occulte, demoniache con legami con le più disparate teorie teologiche e filosofiche.
Robert Plant non ha mai amato molto questa canzone e ha sempre dichiarato di aver contribuito solo in minima parte alla sua composizione scrivendo solo le lyrics.

L’origine della canzone rimane misteriosa con Plant che ricorda la nascita in un contesto idillico in un castello gallese, davanti al calore del camino acceso insieme al resto della band, mentre Jimmy Page ricorda che tutto era avvenuto in studio di registrazione nelle Cotswolds, zona molto bella ma priva della magia del Galles con i suoi castelli e i suoi misteri medievali. Plant pare l’avesse scritta di getto appoggiato a una parete, con le frasi e immagini che quasi uscivano da sole.

Plant non aveva alle spalle una profonda cultura filosofica, teologica né conosceva le dottrine orientali o le scienze occulte e non sarebbe mai stato in grado di scrivere un testo con tutti i simboli e arcani che gli sono stati attribuiti dai vari studiosi ben più colti di lui. Aveva interrotto gli studi a sedici anni dopo un breve periodo in una scuola che lo avrebbe dovuto portare al diploma di impiegato contabile. Subito si era dedicato al lavoro girando per i pub cantando con svariate band di blues e rock and roll, avendo come unico interesse la musica, specie quella di Elvis Presley.

Plant ha sempre dato una chiave di lettura molto semplice al testo dicendo che una donna che tutto prendeva e niente dava in cambio era la fonte ispiratrice ma i critici non sono mai stati soddisfatti delle sue affermazioni ritenendo che mentisse e volesse celare il vero significato del testo della canzone. In realtà, se accettiamo quello che Robert ha sempre affermato, la canzone appare semplice e quasi prosaica, soprattutto nella parte iniziale; come nello stile degli inglesi, sempre molto legati alla concretezza e al pragmatismo ma dotati anche di una capacità di utilizzare la lingua inglese in tutte le sue sfaccettature e con le sue molteplici possibilità di creare doppi e tripli sensi nonché di un senso del humour un po’ cinico.

C’è una donna che sale le scale (mobili e addirittura le compra tanto è smaniosa di spendere) verso il paradiso (come lo intende lei shopper compulsiva) in uno degli enormi shopping centres, che una volta esistevano solo in Gran Bretagna, dove ai piani alti si trovavano gli oggetti più lussuosi, attratta da tutto ciò che luccica perché nella sua scarsa cultura crede che sia oro. Così aspetta che i negozi siano quasi chiusi e con pochi clienti per poter comprare tutto quello che vuole, colpita dal cosiddetto shopping spree, probabilmente con i soldi di Plant. Robert insiste sulla scarsa cultura della donna asserendo che legge i cartelli sulle pareti ma non ne coglie il significato (potrebbe essere ironicamente il pull/push che tutti sbagliano?) E’ evidente come sia stato deluso da questa persona che lo ha usato. E’ possibile che guardando fuori dalla finestra vedesse un ruscello e i filari di siepi che costeggiano le campagne della Gran Bretagna, e nello stesso tempo sentisse rumori esterni di coloro che preparavano la zona per le feste di maggio, molto importanti in GB dal momento che il Bank Holiday di maggio segna l’inizio della bella stagione.
Partendo da qui poi appaiono svariate immagini che forse nascevano dalla lettura di The Lord of the Rings o dei miti che venivano raccontati da tutti in Galles, dato che i gallesi sono ottimi storytellers.

Plant non ricorda come il resto della canzone sia proseguito e probabilmente è vero, preso come era da scrivere delle lyrics che si adattassero alla musica e che avessero una rima giusta. Tutto sommato stava scrivendo una canzone e non un poema e non dava troppo peso alle parole e al loro significato ma era più preso dalla qualità del suono e da come il testo si potesse adattare alla melodia per poi cantarla.

I critici hanno poi fatto il resto e ai Led Zeppelin è bastato tacere per creare il mito.

-Anna Costanzo