Star Trek, l’universo che tutti vorremmo 55 anni dopo

Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi della nave stellare Enterprise…

Così iniziava la sigla d’apertura di Star Trek, uno dei franchise fantascientifici divenuto tra i più popolari al mondo, scrivendo così la storia della televisione.

Vorrei subito chiarire che questo non è il solito articolo dove affronteremo insieme la trama in dettaglio e la qualità del prodotto, ma andremo più nel profondo, andremo nel cuore dell’universo di Star Trek, analizzando la storia della nascita del progetto e l’ideale dietro quest’ultimo.

Come molti sapranno Star Trek fu creata dalla geniale e sensibile mente di Gene Roddenberry, uno sceneggiatore americano nato a El Paso il 19 agosto 1921.

Il suo obiettivo era quello di creare una serie tv fantascientifica dove imporre la propria utopia di un mondo perfetto e lontano da qualunque violenza razziale o di genere, così da ispirare le persone, magari, a diventare migliori. Ex pilota ed eroe pluridecorato, credeva fermamente in una società libera da preconcetti, nella quale tutti avevano gli stessi diritti, una società dove potevi essere di colore o una donna oppure omosessuale o persino un alieno e, al contempo, una persona stimata e rispettata (dopotutto stiamo parlando degli anni ‘60 in un paese magnificamente ipocrita come l’America).

Gene credeva profondamente in una umanità futura unita e pacifica, per questo motivo nel 1964 nacque Star Trek. Ispirandosi ad altre serie fantascientifiche precedenti, come Buck Rogers, Flash Gordon e combinandole al genere western, utilizzando come esempio la serie western di successo di quel periodo, Wagon Trains (Carovane verso il West) ideò una nuova forma di fantascienza, dove un equipaggio formato da una donna come primo ufficiale e un alieno dalle orecchie a punta come ufficiale scientifico viaggiavano per lo spazio inesplorato su di una nave stellare, alla ricerca di nuove forme di vita e nuove civiltà. Dato che la fantascienza prodotta in quel periodo era soprattutto per ragazzi l’obiettivo di Roddenberry fu quello di portare la fantascienza anche a un pubblico adulto. Presentò così la sua innovativa serie televisiva alla CBS (stazione radiotelevisiva statunitense), che però non l’accettò. Gene Roddenberry era invece convinto del successo che avrebbe portato il progetto proprio grazie alle sue idee e alla sua personale visione di un mondo futuro migliore; perciò presentò la puntata pilota intitolata Lo Zoo di Talos alla NBC (altra stazione radiotelevisiva statunitense), che in risposta chiese diverse modifiche per poterla accettare, tra cui eliminare la donna come primo ufficiale e il “ragazzo con le orecchie a punta” dai personaggi. Roddenberry lottò strenuamente per mantenere molte delle sue idee iniziali, soprattutto per mantenere Spock, il “ragazzo con le orecchie a punta”, nonché colui che divenne uno dei personaggi simbolo e tra i più amati di tutto l’universo di Star Trek. Alla fine venne girato un secondo episodio pilota e nel settembre del 1966 andò finalmente in onda Star Trek come lo conosciamo noi.

La serie durò solo tre stagioni, registrando col passare del tempo anche un notevole calo di ascolti e venne così cancellata, ma quello che accadde dopo fu qualcosa di meraviglioso. Star Trek fece centro. Gruppi sempre più grandi di fan chiamati Trekker iniziarono a crearsi ovunque nel mondo, portando migliaia di persone a convegni, fiere tutte inerenti all’universo di Star Trek. Si potevano ammirare numerose persone vestire i panni dei propri eroi preferiti, come il capitano Kirk (interpretato William Shatner) oppure Spock, il nostro affascinante ufficiale scientifico vulcaniano (interpretato dal compianto Leonard Nimoy). Roddenberry riuscì nel suo intento. Così nel 1970 la Paramount decise di acquistare tutti i diritti della serie tv e insieme a Roddenberry produssero svariati titoli, come una serie animata, lungometraggi e nel 1987 una seconda serie televisiva, Star Trek – The Next Generation, dove Gene ebbe finalmente la possibilità di portare alla luce personaggi sempre più unici, con cui creare storie meravigliose senza alcun freno dato dalla società del momento.

Sono passati 55 anni e questo franchise, ad oggi, conta ben sette serie tv live-action, tre serie animate, tredici lungometraggi e innumerevoli romanzi e videogiochi. L’universo di Roddenberry è divenuto finalmente realtà. Vedere come una semplice serie tv basata su viaggi spaziali e con effetti speciali a dir poco imbarazzanti abbia potuto fare la storia lascia il presupposto che possa davvero arrivare il giorno in cui il genere umano metterà da parte qualunque rivalità, qualunque preconcetto basato su di un ideale assolutista e fascista e che possa davvero condurre la società verso un’era di pace e uguaglianza, dove la logica di Spock, la sensibilità di Data e la bontà di Picard possano davvero salvare il nostro mondo e portarci così là, dove nessuno è mai giunto prima.

-Marco Battaglia