The end: i cuori spezzati del 1970

10 Aprile 1970

Una data che potremmo definire tragica per gli allora fan del rock di tutto il mondo, ossia il giorno in cui i Beatles, prima band ad aver raggiunto il successo planetario, si sciolsero.

La notizia fu così sconvolgente da occupare la prima pagina del Daily Mirror, un importante giornale inglese a cui Paul McCartney rilasciò, poco tempo prima, un comunicato stampa in cui, alla domanda: “Hai in previsione un nuovo album o un singolo con i Beatles?”, rispose con un categorico: “No”; e quello fu il segnale del fatidico avvenimento. Il loro ultimo concerto fu iconico: un live all’aperto sul “rooftop” della Apple Records al numero 3 di Saville Row con spettatori e passanti che assistevano, in un cocktail di incredulità e divertimento. Dopo quello, un album (Let it be) e niente più. Una domanda però è estremamente lecita è: i Fab Four si sono mai veramente sciolti? Come sappiamo, i quattro (si, anche Ringo!), hanno intrapreso carriere soliste ben diverse, ma pur sempre collaborando (si da il caso che nell’album Imagine, forse il più famoso di Lennon, compaia George Harrison alla chitarra) e riunendosi in un toccata e fuga nel 1995 con Free As a Bird; in quest’ultima versione però solo in trio, registrando sopra un vecchio demo di John scomparso prematuramente nel 1980. La loro eredità è immensa: come vero e proprio fenomeno culturale, non si tratta solo di musica. Oltre alle 186 canzoni ufficiali, i Beatles  hanno lanciato una moda, uno stile, ma soprattutto un modo del tutto nuovo di comunicare.

Dagli inizi nelle topaie di Amburgo nel 1960, ne hanno fatta di strada…
La loro carriera è sempre stata segnata da una forte unità tra i membri del gruppo, ma nel 1968 qualcosa cominciò a rompersi. Il White Album ne è testimone: i pezzi per la prima volta vengono scritti individualmente (nonostante i pezzi siano ancora accreditati a Lennon/McCartney) e ciascuna delle personalità vuole emergere a modo suo. “Il mostro a quattro teste”, come amavano definire il gruppo i compagni/rivali Rolling Stones, si stava lentamente sfaldando. La morte di Brian Epstein, il manager “quinto beatle” che li ha portati al successo, indusse il gruppo ad autogestirsi, ma non fu per niente facile. La sopra citata Apple records, la casa discografica fondata dai Beatles stessi, cominciò come un progetto stimolante agli inizi ma la pressione cominciò poi a farsi sentire. Come se non bastasse, anche dal punto di vista umano i litigi non mancavano. George e Ringo cominciavano a sentire il peso della grande notorietà dei due Beatle ritenuti più importanti, Paul sentiva su di sé la responsabilità di dover salvare da solo la nave dal naufragio, e John sembrava sempre più “preso” dalla sua femme Yoko Ono, personaggio non popolare all’interno della band, e ostinato ad includerla sempre più all’interno delle dinamiche del gruppo. Il viaggio in India era fallito; le ferite non si sanarono e la fine era ciò che ci voleva. I Fab Four si sciolsero nella leggenda e così continuarono a vivere, sfornando album di alto livello come Imagine, Band on the run e All things must pass (quest’ultimo di George Harrison altamente consigliato per chi non l’avesse ancora sentito).

Non mi dilungherò troppo: l’eredità dei Beatles riguarda chiunque. Artisti come Kurt Cobain e Paul Weller ne erano fan, e in tutto il mondo le loro canzoni continuano a essere suonate, a emozionare, stupire e rallegrare grazie alla loro semplicità. Questi quattro irriverenti ragazzi hanno insegnato col loro carattere naif e il loro humor, che per riuscire basta essere se stessi, sperimentare, e che la realtà a volte non basta a spiegare tutto, ci vuole anche un pizzico di fantasia e di immaginazione. Per alcuni, sono un gruppo da Mary Poppins, per altri dei geni assoluti. Per me, l’inizio di una passione. Prima dei Beatles, non avevo idea di cosa volesse dire suonare uno strumento, avere una band, e ascoltare un album che ti avrebbe cambiato per sempre. E poi loro sono provinciali, proprio come me. Serve altro?

Perciò, entrare in queste canzoni è come entrare dentro noi stessi perché, per quanto diversi, le nostre difficoltà e i nostri sentimenti non sono poi tanto differenti. Chi, almeno una volta, non ha gridato: “Help!”, perché pressato o stressato da una vita sempre più veloce? Chi non ha mai voluto sussurrare parole d’amore come quelle di Michelle o I want to hold your hand, o ancora chi non si è mai sentito un Nowhere man?

In conclusione, vi lascio una breve citazione del “dreamer” John Lennon sperando che chiunque abbia avuto il coraggio di sognare e di far sognare gli altri, non venga mai dimenticato.

A dream you dream alone is only a dream. A dream you dream together is reality.
(John Lennon)

– Francesco Tosi