The Mandalorian: un ritorno alle origini del 1977

La serie su Disney Plus che ha fatto parlare i fan piú sfegatati di Star Wars per tutto l’anno passato é giunta alla seconda stagione, dopo una prima stagione con ascolti record.

In tanti, me compreso, hanno sottoscritto l’abbonamento al servizio di streaming quasi esclusivamente per questa serie.

Voglio essere sincero, io sono di parte. Sono da anni un grande fan della cultura Mandaloriana, gia dai tempi di Knights of the Old Republic per Windows XP, tanto che ho pure tatuato lo stemma Mandaloriano sul braccio (e no, non é un teschio di Bhantha). Giá, perché sono sempre stato affascinato da quello che spinge i mandaloriani ad essere cosí belligeranti, come moderni spartani.

Non é che abbiano mire di potere o un senso etico che li spinge a comportarsi come da Credo Mandaloriano, semplicemente é l’amore per la battaglia, l’onore del saper fare una cosa meglio di tutti gli altri popoli della Galassia: spaccare i culi. Quindi inventano le armature resistenti alle spade laser e danno, nei millenni di storia a seguire, filo da torcere ai Jedi e ai Sith, sebbene poi piú volte si alleino con questi ultimi.

Ma torniamo alla serie: come ben saprete é ambientata qualche anno dopo la fine di ep. VI, l’Impero é caduto, é sorta la Nuova Repubblica, rimangono piccole sacche di resistenza Imperiale in un mondo che dopo 25 anni di dittatura e terrore é tornato alla Luce. Il protagonista, un mandaloriano del quale non si conosce il nome ne la faccia (chiamato, piú o meno volgarmente Mando, e che indossa un elmo per tutta la durata dell’opera) é un ramingo: Mandalore infatti ha una nuova forma di governo e la cultura mandaloriana della battaglia si é dispersa, con i pochi superstiti che la mantengono in vita, nella galassia. Questa figura del ramingo, senza un passato e per certi versi senza un futuro é molto alla Sergio Leone.

Nel suo cammino peró, oltre che guadagnare bene come cacciatore di taglie, verrá in contatto con un “cucciolo” di soli 50 anni della stessa razza di Yoda, razza della quale non si conosce nulla, anzi, si pensava che Yoda fosse l’unico esponente. Quindi la sua missione diventa badare a questo “piccoletto”. Senza sapere cosa fare o dove andare, di fatto. Durante gli episodi Mando vagherá per molti pianeti, alcuni conosciuti, altri meno, senza mai avere una meta ben precisa.

Questo é il punto cardine della serie. Il franchise di Star Wars, in quasi mezzo secolo si é popolato di storia, di luoghi, di politica, di fazioni. In The Mandalorian tutto ció é presente (e i fan di vecchia data coglieranno rimandi alle centinaia di opere di Star Wars) ma molto marginale. Di fatto é la storia di un errante che cerca uno scopo, una missione, un posto da chiamare casa. Io trovo tutto ció molto romantico, infatti si discosta da tutti i risvolti politici che hanno caratterizzato la seconda e la terza trilogia, per tornare alle origini di George Lucas nel 1977: un western con le astronavi, della fantascienza con i navicomputer presi a pugni quando si inceppavano, con le astronavi che perdevano olio e tanti “pezzi di ferraglia”. Una cosa assolutamente innovativa per l’epoca, e che fu poi la fortuna della LucasFilms.

Gli episodi sono fondamentalmente auto conclusivi: storie vissute in modo rocambolesco e un po’ arrabattato dall’inizio alla fine, con il Mandaloriano e Baby Yoda come filo conduttore. Un po come per le serie TV che andavano di moda negli anni 90/2000, senza i colpi di scena a fine episodio che vanno tanto di moda ultimamente.

La regia di Jon Favreau é degna di nota, sempre diretta. Dialoghi stringati ma sufficientemente profondi, una caratterizzazione dei personaggi che prende allo stomaco, diretta e senza voli pindarici, come é il personaggio di Mando. Un uomo anche pronto al sacrificio, senza quel pathos dell’eroe romantico che si strugge pur di fare ció che é giusto, ma semplicemente un uomo (perché un cacciatore di taglie esula dallo stereotopo alla Capitan America e co.) che fa ció che deve fare per arrivare al suo obiettivo.

Tecnicamente parlando la prima stagione ha avuto un budget un po’ piú ristretto di quella in corso, sebbene sia stata realizzata a regola d’arte, con attori preparati, ottime scenografie ed effetti speciali da Industrial Light and Magic, quindi allo stato dell’arte.  Durante la seconda stagione, peró ho notato delle scenografie piú maestose, un maggior numero di comparse e potrebbero anche comparire alcuni personaggi molto, molto interessanti.

Unica nota negativa: anche su D+ fanno uscire un episodio ogni venerdí (come successo per la prima stagione e per The Boys, ad esempio) e sinceramente, da appassionato di Binge watching quale sono, mi urta un pochetto.

Io comunque questa serie ve la consiglio caldamente.

– Luca Travaglini